Aurelio Valesi

"son uno che si chiede la ragione del mondo e del suo avvelenato fiore"

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sabato, 19 aprile 2008

Sutra del cuore

SUTRA DEL CUORE

Composto in India intorno al IV secolo d.C., il Sutra del Cuore è uno dei testi fondamentali del buddismo, studiato e recitato ancora oggi nell'ambito della tradizione sia zen che tibetana.

L'importanza del testo è dovuta al fatto che esso condensa in pochi versi ciò che viene considerato il "cuore" dell'insegnamento buddista: la realizzazione completa della Visione profonda.

Nella totale fusione della mente personale con la Mente illuminata, e dei fenomeni con la Vacuità, si comprende istantaneamente il carattere vuoto ed impermanente di qualsiasi manifestazione o categoria, in cui catalogare il flusso continuo del mondo.
L'insegnamento del Sutra si propone sotto forma di discorso che il mitico bodhisattva Avalokitesvara, simbolo cosmico della compassione, indirizza a Sariputra, discepolo storico di Gautama Buddha.

Questa forma indica in modo diretto uno stato trascendente ottenibile da qualsiasi ricercatore serio durante la vita: i versi puntano sia al cuore che alla mente, in una visione di abbandono totale della conoscenza convenzionale. Realizzando la suprema intuizione della Prajna Paramita la mente, come la luce, procede sia per quanti conoscitivi che per ondate di compassione. Non c'è parola ordinaria per descrivere l'intima unione al di là delle categorie. La serie di negazioni esposte - dei livelli percettivi, degli strati psicologici, delle categorie sensoriali, della catena delle sofferenze e dell'insegnamento stesso - indica uno stato in cui ogni sforzo è stato abbandonato e l'io trascendente coincide con la dimensione umana.

Il mantra finale è una formula verbale a cui si attribuisce il potere magico di aprire la mente all'illuminazione.
Esso esprime l'essenza della sapienza trascendente, in cui prende forma il discorso stesso di Avalokitesvara (il Signore del "sentire" che dirotta la parola verso l'interno).

L'adattamento ritmico che qui si propone è maturato attraverso il confronto di diverse traduzioni, inglesi, francesi e italiane, dell'originale testo sanscrito e della più tarda trasposizione giapponese.
Non è nato tuttavia con intenti di tipo filologico, sforzandosi piuttosto di restituire in modo "vivo" lo spirito del testo.
Definitosi a poco a poco, attraverso uno studio attento e col sostegno di una pratica meditativa costante, esso tenta di trascendere l'intrinseco paradosso del linguaggio nell'unica via, forse, possibile: esprimere la realtà di ciò che è indicibile attraverso il potere evocativo della parola poetica.


SUTRA DEL CUORE
o
L'essenza della Visione Profonda

1 Puro sentire,che attinge al cuore di tutte le cose,
Avalokita,

2 affiso nell'intuizione perfetta,

3 vede fluttuare disciolte
le cinque mutevoli
soglie dell'io,

4 e recide la pena
che tutti accomuna.

5 Oh Sariputra,

6 ogni fenomeno affiora
dall'insondabile abisso,

7 che cela e trascende gli opposti:
la Vacuità.

8 La forma è vuoto,

9 il vuoto è forma,

10 ininterrotte, nella vastità cangiante,
trapassano le sensazioni,
le percezioni, le nostre
interiori reazioni,
e l'ampio dominio chiamato
coscienza dell'ego.

11 Oh Sariputra,

12 non ha consistenza
la serie infinita di tutte le cose,

13 non esistono nascita
e dissoluzione,

14 non c'è purezza né macchia,

15 né crescita, né diminuzione.

16 E dunque, nel vuoto,

17 insostanziale è ogni forma,
ogni interno richiamo
della mente e dei sensi,
ogni moto attivato
dalla volontà
e dalla coscienza evocato.

18 Illusorio è lo specchio dei sensi,
gli occhi, la lingua, il naso, le orecchie,
il corpo e la mente,

19 non possiede vita a sè stante
l'aspetto o il sapore,
il suono o l'odore,
il tatto o l'oggetto mentale.

20 Se dunque è apparente ogni cosa
e senza una propria sostanza,

21 non c'è da pensare che esista ignoranza
o di essa possibile fine,

22 e vecchiaia è illusione e la morte,
come pure la loro estinzione.

23 Ma se pur non c'è causa di pena,
non cessa la pena del mondo,
nè val, per estinguerla, Nobile Via,

24 perchè vuoto è ogni conseguimento

25 o completa rinuncia alla quale approdare.

26 Così, l'essere emerso dal buio,

27 compenetrato della Visione Profonda,

28 non ha il cuore e la mente ostruiti,

29 non alberga paura,

30 e sciolto da ogni illusorio richiamo

31 può riconoscersi libero, infine.

32 E chi, nell'immoto fluire del tempo,
si è aperto al puro sentire,

33 affidato alla Prajna Paramita,

34 realizza il supremo risveglio.

35 Conosci ora il cuore della Visione Profonda:

36 è il grande mantra incantato,

37 magia splendente

38 e suprema,

39 l'incomparabile mantra,

40 che scioglie ogni pena.

41 Non c'è inganno, ma rivelazione,

42 nel mantra che esprime l'essenza
dell'unico Vero

43 con queste parole:

44 Andare, andare oltre,
trascendere
approdare al di là,
nel cuore radiante e perfetto
del puro Risveglio:
adesso!

GATE, GATE
PARA GATE
PARA SAM GATE
BODHI, SVAHA ! HANNYA SHINGYO

(a cura di Theodor Entai Rosenberg e Donatella De Col)

postato da: dirtyinbirdland alle ore 21:23 | link | commenti (2)
categorie: -- a latere, --dimore, sutra del cuore
lunedì, 17 settembre 2007

CLAUDIO LOLLI

da "RUMORE ROSA", Edizioni Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri, Viterbo 2004



RAGAZZI / 1



Poi forse ho conosciuto troppa gente

troppi ragazzi a cui non so se dire

che conoscere è un sogno divertente

che può finire



o immaginarmi qualcosa e raccontare

favole di misteri e di stranezze

di bugie



Ecco il fruscìo nel fondo di una notte

pericolosa



Rumore rosa

L'impianto è spento e sento solo

che mi sento solo



Apriti gli occhi dentro alle mattine

della nostra città,

rimani sveglio.



Se vuoi calciamo insieme le lattine

di birra, io non so

fare di meglio.



Claudio Lolli (Bologna 1950). L' ho seguito religiosamente da ragazzino, comprando ed adorando i suoi dischi. Ma dal vivo l'ho visto solo l'anno scorso, alla periferia di Milano, cantare in una piccola "bella piazza".

Per la seconda volta, a Bosco Marengo, due settimane fa. Canta la "tradizionale" Ballata del Pinelli, avvisando che si tratta di una canzone politicamente "non corretta". Di Pinelli negli ultimi anni Adriano Sofri non ha più parlato. Giuseppe Pinelli: è un nome che neppure il figlio di Luigi Calabresi sembra fare volentieri, nelle interviste. Ecco, a Lolli credo che la mia generazione "zingaresca" e "letteraria" debba essere grata per l'onestà intellettuale.

Lui campa cantando, non spesso, e portando in giro da molti anni un reading poetico-politico-esistenziale da una ventina d'anni. Qualche canzone la recita come fosse una poesia ("Adriatico"). E qualche poesia la suona. Abita a Bologna e insegna Italiano e Latino  in un Liceo Scientifico.

postato da: irazoqui alle ore 18:52 | link | commenti (4)
categorie: claudio lolli, -- a latere
venerdì, 22 giugno 2007

Qohélet

Per tutto è sotto il cielo una stagione
Per ogni evento un'ora

Un'ora per nascere
Un'ora per perire

Un'ora per piantare
Un'ora per sradicare

Un'ora per uccidere
Un'ora per preservare

Un ora per abbattere
Un'ora per ricostruire

Un'ora per le lacrime
Un'ora per le risa

Un'ora per il distacco
Un'ora per le danze

Un'ora in cui scagli le pietre
Un'ora in cui le accatasti

Un'ora per  braccia che abbracciano
Un'ora per braccia che si ritraggono

Un'ora per la ricerca
Un'ora per l'abbandono

Un'ora per tenere
Un'ora per lasciar andare

Un'ora per lacerare
Un'ora per ricucire

Un'ora per tacere
Un'ora per dire

Un'ora per amare
Un'ora per l'odio

Un'ora per la guerra
Un'ora alla pace dedicata


(Qohélet - 3)

postato da: dirtyinbirdland alle ore 18:56 | link | commenti (1)
categorie: -- a latere, qohélet
domenica, 10 giugno 2007

Mauro Mazzetti - Cassiodorov

7 incubi per l'infanzia

I

la doppia vista attesta la cecità assoluta di quelle notti

palpebre incollate in modo che tra un momento esatto tutto sarà passato ma questo si ripete ogni momento

e tu li rassicuri gli amici convenuti - tra cui un federico che fa l'orco e appunto ha da fare e tu per non perderlo - avendolo visto con la seconda vista panoramica in cui tu nella scena ti parevi ridicolo -

tu per non perderlo corri al rubinetto di fresca formazione per sciacquare via la colla maligna

e ti svegli familiare al tuo sogno il quale, chiaramente, tornerà e ci riproverai con l'acqua bollente

 

II

ragni nel letto brulichio di zampette paura di voltarsi e schiacciarne qualcuno che esploderebbe veleni

la signora grassa dai capelli rossi nasconde col corpo la sedia dove appoggia e sospesa nel vuoto è dea della malizia

le spalle al muro, tu non ti negherai a questi e quella

cresce un lungo muro grigio oltre il quale non vista l'acqua gorgoglia e le grida sono di sorpresa forse all'affiorare di pesci giganti

molte lune collegate in astratto disegnano l'onda e si acquietano

 

III

il peggio che può capitare è volare nel sogno

acquisire competenze specifiche sul volo

quali muscoli alla base della schiena

le correnti di parole a mezz'altezza

gli spifferi dei segreti rivelati

 

il peggio che può capitare è volare nel sogno e

competenti

non poterlo rifare a occhi aperti

 

IV

voler correre e mancare di volontà

le case lentamente convergono grigie e marroni come cani con le porte spalancate

qualcuno ti chiama con un nome diverso ma noto, il nome di un altro in cui saresti finalmente te stesso

 

V

si rappresenta graficamente una tua poesia senza vocali con le parole nn e nnn disposte a formare una freccia

che però è un punto poiché viene verso la base del naso scagliata da medesima altezza

le vocali ignote ne cambierebbero la direzione: verso la mela in testa oppure verso il cuore

 

VI

sveglio di soprassalto scopri, dalle frange del sogno, di aver inventato i ricordi per cui tuo padre lo odi

 

ti sorride senza incisivi e per sempre

è la fine del ciclo, non la fine dell'odio

 

VII

sarai un ragazzo molto saggio, come da bambino, e lei lo scambierà per avventatezza e compilerà un testamento con cui ti escluderà da ogni suo bene pur continuando a considerarti suo bene, quello fuggevole più della vita stessa, che anzi gliela fa presumere abbreviata come un rito che sprofondi sotto il peso della propria intima struttura

 

c'è una vecchia credenza

c'è un cassetto pieno di viti e chiodi

c'è la tua mano immersa in moto rotatorio

la mano cerca il suono


(Mauro Mazzetti)

postato da: dirtyinbirdland alle ore 06:15 | link | commenti
categorie: mauro mazzetti, -- a latere
lunedì, 14 maggio 2007

Eileen Miles

Shhhh

Non credo
non posso permettermi il tempo di stare a sedere a
scrivere una poesia sulla rosa bianca
dalle pesanti palpebre che tengo in mano
penso alla neve
una notte d'inverno a Boston, cemeriera ubriaca
incespica su un autobus che procede sbandando attraverso
Sommerville il capolinea
dove ero nata, un vecchio
che mi scuote. Avrebbe potuto essere mio padre
Hai bisogno di un passaggio? Aspetta, disse.
Questo fiore è così pesante nella mia mano.
Mi portò a casa nella sua vecchia Dodge
blu, un thermos vicino a me,
pacchetti di sigerette sul c ruscotto
così tranquillo com'è tranquilla Boston,
Boston nella neve. E' New York,
targhe che sferragliano a St. Mark's
Place. Dovrei chiamarti?
Posso andare a casa adesso
e lavorare con questo messaggio
non recapitato sulle punte delle mie dita
E' estate.
Ti amo.
sono circondata dalla neve.

(

postato da: MoleStine alle ore 21:11 | link | commenti (1)
categorie: -- a latere, eileen miles
lunedì, 19 marzo 2007

ELIO GIOANOLA

da LA GRANDE E LA PICCOLA GUERRA, Santi Quaranta,  Treviso 1994



" Ma tanti che erano tornati dalla guerra erano rimasti sbandati; anche in paese chi non aveva terra stentava a trovare un lavoro, a farsi un mestiere. E poi tanti non avevano più voglia di lavorare, dopo degli anni passati a marcire nelle trinceee, a esaltarsi, a credere di rovesciare l'universo; dopo che avevano imparato ad arrangiarsi per il mangiare e per il resto, dopo tante balle che gli avevano raccontato gli ufficiali, che erano dei signori e non sapevano neanche che cos'era lavorare: gente che conosceva soltanto i cavalli, le donne, il gioco dei soldi, come i figli dei ricchi di San Salvatore. Per non parlare di quelli che erano venuti a casa scemi, o senza la vista, o messi su un carrettino con le gambe morte, o rovinati dai liquori. C'era la piazza piena di questa gente, nel '19 e nel '20: disperati che gridavano e facevano prepotenze, tanto che la gente a posto e specialmente le donne giravano alla larga. C'erano i figli di Pomalino che facevano proprio i delinquenti: al mattino del mercato arrivavano in piazza, ciucchi marci per tutta la notte passata a bere in qualche cantina, e prendevano quello che c'era da mangiare senza pagare nessuno: mangiavano i pesci bell' e crudi, con la testa e tutto, le rane intere, poi rovesciavano i banchi degli ortolani, con le tomatiche che correvano fino in fondo alla Bagliarda. E nessuno che potesse dire niente, se no erano botte da orbi. Erano ex combattenti, avevano preso delle medaglie : neanche i carabinieri li toccavano e loro facevano da padroni".



Elio Gioanola (San Salvatore Monferrato, Alessandria, 1934) ha insegnato Letteratura italiana all' Università di Genova. Con gli strumenti della psicoanalisi ha scrutato nel cuore dell'opera di Svevo, Pirandello, Gadda, Pascoli, Leopardi, Montale.

postato da: irazoqui alle ore 14:31 | link | commenti (1)
categorie: -- a latere, elio gioanola
mercoledì, 07 marzo 2007

FRANCESCO BIAMONTI

da VENTO LARGO, Einaudi, Torino 1991.

"Tornato il bel tempo, rimase nel cielo una frangia di freddo, che toccava la macchia scura delle terrazze, e in cui lucevano i rami secchi. Tirava vento dal mare. Sui tronchi scorticati vicino a terra compariva il legno nudo, l'anello del gelo. Anche se sotterra la radice era sana, la linfa non poteva più salire. Non una vigorosa Gauloise, nè una Waldorf dalle foglie argentate s'era salvata.

Divideva le terrazze in senso verticale un ' erta di rosmarini, un terreno appeso dove si faticava a restare in piedi. I rosmarini non avevano sofferto. E nemmeno gli ulivi, del resto. Da quell'erta egli vide sulla soglia del bosco, sopra il ritano, una Mirandole che abbagliava. Era d' un oro pendulo nell'aria e versava una luce tremula. La raggiunse dolcemente incantato. da vicino era più delicata; la luce, meno diffusa. Si vedeva il verde della foglia che da lontano l'oro assorbiva. La barriera delle querce e dei lecci l'aveva salvata. -Potrei ripiantare sotto gli ulivi -pensava, - sono piante di sottobosco, in fondo-. Ma non aveva voglia di ricominciare, di accudire per anni gli arboscelli, di rincalzarli con i primi geli.

La luce che il ventomuoveva non gli offendeva quasi più gli occhi"



Francesco Biamonti (San Biagio della Cima -Imperia 1930 - 2001). Nato in un paesino nell'entroterra di Bordighera arrivò alla narrativa all'età di cinquant'anni  incoraggiato e sostenuto da Italo Calvino. Prima di allora aveva fatto il bibliotecario a Ventimiglia e un po' di lavoro politico nel Partito Socialista Italiano. Libertario, nottivago, finto "coltivatore di mimose" (le piante -di cui lui sapeva ogni segreto- le mandava avanti il fratello Giancarlo), ottimo conoscitore della letteratura- specie di Rilke, Camus e Baudelaire-  non si staccò mai da San Biagio dove è morto, appartato. Nel bar del paese raccontano del suo tirar tardi, della  scontrosità e dell' improvvisa parlantina (la voce era bassa, da fumatore devoto). Gli ultimi tempi li ha trascorsi maledicendo le sigarette, il cancro ai polmoni, le insopportabili fitte alla schiena, aggrappato a un bastone. "Porti il bastone come Mario Soldati" gli diceva scherzando Nico Orengo. "Sì" rispondeva Biamonti, con il suo sguardo azzurro, la tosse e il volto scavato  aggiungendo: "ma lui non ne aveva bisogno".


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sabato, 24 febbraio 2007

PIERO CHIARA

da  CON LA FACCIA PER TERRA,  Vallecchi, Firenze 1965



"Si rimase seduti fino a tardi a fare l'inventario dei parenti e a rievocare le mie imprese di trent'anni prima a Roccalimata.

Biagio ricordò uno sgarbo che all'età di dieci anni avevo fatto al barone di Mamiano. Il barone, che aveva sposato una nostra cugina, aveva una sessantina d'anni e viveva del reddito delle sue terre. Ogni tanto passava sulla sua asinella davanti alla casa di mia zia Concetta. Si fermava di fronte all'ingresso senza scendere e aspettava che i parenti della moglie uscissero a baciargli la mano. Poi riprendeva la sua passeggiata.

Una volta, vedendo che io stavo seduto sulla soglia a guardarlo e che non mi alzavo per rendergli omaggio, mi chiese:

"A chi sei figlio tu?"

Gli risposero i miei parenti cercando di giustificarmi; ma il barone, sentendo il nome di mio padre, disse: "Anche lui sempre villano fu".

Mi alzai allora, gli andai a prendere la mano e vi deposi uno sputo".



Piero Chiara (Luino 1913- Varese 1986). Figlio di un ferroviere siciliano salito "al nord" , compì studi irregolari. Fu assunto, dopo aver intrapreso molti mestieri, come cancelliere presso il Tribunale ma il Partito Nazionale Fascista lo espulse. Chiara emigrò, dunque, in Svizzera. Tornato in Italia finita la guerra militò nel Partito Liberale . Scrittore di successo con il gusto del grottesco e del bozzetto svolse anche attività di traduttore e giornalista.

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LAURA PARIANI

" Il male è che nella vita dei pitòcchi, pensava la sera la Moretta, mentre si spogliava, nella vita della povera gente le cose non si possono fare ragionando. Una cosa la va bene, mi conviene e la faccio, un'altra cosa non ci ho convenienza e perciò non la faccio: così dovrebbe essere, questa sarebbe la libertà. Invece, sempre a testa sbassata, vivere per necessità di vivere, come intendeva la mamma Teresina, e non vivere per godere di vivere; non dico mica una vita da sciùri, quella non fa per la povera gente, che noi pitòcchi non siam buoni di viverla, dato che siam nati con la cannetta della schiena rotta, tanto che a causa di questo per i poveri è più difficile star dritti che star piegati. Il guaio è che i ricchi se ne profittano e ti montano a cavallo.


Ma al Luìs non disse niente dei suoi pensieri, perchè era tardi e l'indomani bisognava alzarsi al buio, chè dal paese a Busto, le zoccole in mano per non consumarle, ci voleva tanto camminare. Si infilò la camicia e si rannicchiò vicino al marito, che ronfava di già"


da Laura Pariani, DI CORNO E D' ORO, Sellerio editore, Palermo 1993.


 


Laura Pariani (1951) vive a Turbigo (Milano) e insegna nelle scuole superiori.


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venerdì, 23 febbraio 2007

"Vi sono singhiozzi, in voi, di cui non sapete la ragione. E sono trattenuti, là, sull'orlo, come estranei a voi, non possono raggiungervi per essere singhiozzati da voi. Davanti al mare nero, contro il muro della camera in cui lei dorme, voi piangete su voi stesso come lo farebbe uno sconosciuto".

Marguerute DUras, Testi segreti, Feltrinelli - 1980

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