Leggere mi portava lontano, e io mi sentivo molto più libero, molto più ricco che in precedenza. Chissà forse cercavo di raggiungere Cecé attraverso un terza dimensione, oppure semplicemente avevo scoperto il vero amore della mia vita. Chissà. Certo è che, in quegli anni, del sesso non me ne importava nulla, mentre della letteratura mi importava moltissimo. Cambiammo casa e paese. Ci spostammo sul mare. Un piccolo terremoto. La scuola, i compagni di gioco, tutto diverso. In quel periodo, penso, scoprii la solitudine.
Di lì a poco, cambiai di nuovo casa e paesse: nel luogo in cui la mia famiglia si era trasferita, le scuole medie avevano fama di essere pessime, così si decise che avrei proseguito altrove gli studi. Tornavo a casa, nella casa dei miei genitori, solo durante i fine settimana o per le feste. E fu appunto durante un periodo festivo, al termine di una straordinaria estate bollente e polverosa, che scoprii come il sesso, i senitmenti e la letteratura potessero intrecciarsi e raccontare la medesima storia. Fu allora che scoprii davvero la parola omosessuale.
(Mario Fortunato, Amore, romanzi e altre scoperte, Einaudi - 1999)