Aurelio Valesi

"son uno che si chiede la ragione del mondo e del suo avvelenato fiore"

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lunedì, 31 marzo 2008

Poesie inedite (Da Genova inedita)

Gianni Priano
















Gianni Priano, il sangue e il corpo


Tornano gli appuntamenti con i versi più belli a Genovainedita e con il noto poeta Gianni Priano, giovedì 3 aprile alle ore 18.00, al I piano mentelocale, Palazzo Ducale.
Priano, nato a Genova nel 1962, è un insegnante di Filosofia.
Ha pubblicato quattro libri di versi: L'ombra di un imbarco (Genesi, Torino 1991), Città delle Carle infelici (Primalpe, Cuneo 1995), Nel raggio della catena (Atelier, Borgomanero 2001), La Turbie (Il Ponte del sale, Rovigo 2004).
Sue poesie (e qualche racconto) hanno trovato ospitalità su Riviste tra cui all'autore piace ricordarne specialmente alcune dei tempi giovani come, per esempio, Fotocopianda, Il Babau, Il Maltese, Atelier, Il Foglio Clandestino, Versodove, La Clessidra, Resine.

Per Gianni Priano la poesia è: “una specie di eccedenza, una cosa in più. Come un frutto che tengo in tasca e che ha un suo piccolo peso che mi solleva. Però se lo guardo, questo frutto, se lo apro con un coltello, vedo che dentro ha una polpa insanguinata. Mentre dico questa cosa penso ad un fico d'india, con quei colori splendidi, il verdolino (nei miei versi c'è tanto verdolino), il giallo che confina, sconfina nell'arancione ma poi la polpa... è sangue e corpo. C'è un elemento eucaristico nelle poesie che scrivo. E poi il fico d'india ha le spine... ma nello stesso tempo è un frutto un po' comico, si presta a battute da bar, è perfino il titolo di un filmaccio di Cristian De Sica...”.

L'amore per la poesia è nato da quando era bimbo, alle elementari, con dei versi di Brecht: Avevo un fratello aviatore, “che il maestro ci fece ascoltare recitata da Giancarlo Sbragia. – racconta - Io non è che vada pazzo per Brecht, lo conosco anche poco ma quella poesia era strepitosa. Me la ricordo ancora a memoria, avrò avuto dieci anni. Poi ho preso delle cotte, delle sbandate... le solite: per Montale in testa a tutti. E per Pavese e Caproni. Mi pacciono tantissimo Clemente Rebora, Gozzano e naturalmente Rimbaud e Baudelaire”.

Su come nasca una poesia Priano ne parla con l'autenticità dell'artista. “Bah, non lo so mica. A volte vado dietro ad una parola. Altre volte così, di botto. Spesso i luoghi me le tirano fuori, le poesie. Credo di avere rotto le scatole a tutti i vigneti dell'Ovadese, da Molare a Cassinelle, li ho tormentati quei vigneti, li ho munti come fossero vacche e da lì ho tirato fuori quintali di versi. E poi da grumi di incazzature, anche da lì vien fuori una baraonda di versi concitati, che non tengo neppure bene a freno. Mi scappa un po' da ridere nel dire queste cose. Non vorrei che si pensasse che mi prendo troppo sul serio. Non ho per le mie poesie nessuna venerazione. per alcune un po' di simpatia ma così, come verso dei compagni di viaggio (ah, ecco Caproni!), degli amici.

Di amici poeti ne ha tanti, ne ama tanti, ma forse più di tutti due: Nerina Garofalo , "La circoncisione delle parole" e Aurelio Valesi, "Archivio".

**

La tua faccia di burro sanguinante
aveva impresse le ultime notizie
del padrone, uno uguale a noi
uno che sente l’alcol con la lingua
e appoggia i gomiti e si commuove e ride.
Tagliata la tua faccia dalle lame
di vento senza mare, di aria chiusa
mi dicevi: credo che il padrone
non toglierà altro rosso a quei gerani
trafusi, ubriacati di concime.
Se tanto mi accanisco a fare figli
lo faccio per proteggere il contorno
il perimetro di tutte le domande
le piccole domande senza dio
né scienza, ammassate sulla punta
del becco di un piccione mutilato
disinfestato, sbagliato per eccesso
parte grottesca dell’ anziano andato
dall’ ospedale alle cinque della sera
nel muto nessun dove e nessun quando.
La tua bocca imbottita di cotone
mostrava spalancata le ragioni
di ogni silenzio, oscena bocca pronta
a contestare la legge del padrone
giustificata da una narrativa
dì sé, consolatoria e autoassolvente.
Siamo presenti alla morte ci è presente
la morte che si annuncia nel bisbiglio
nel vetro rotto nel topo appostato
di guardia alla porta della casa
dove ad intermittenza ci posiamo:
tutto il padrone finge naturale.
La tua faccia controluce, bianca
sputava semi affacciata ad un balcone
sulle scarpe nere del padrone.

Gianni Priano

postato da: dirtyinbirdland alle ore 21:49 | link | commenti (5)
categorie: gianni priano, --dimore
venerdì, 28 marzo 2008

Suicidio mediatico



e io pure lo voto.... (dirtyinb.) Sigh. Ma l'addetto alla comunicazione, è un infiltrato?

postato da: dirtyinbirdland alle ore 22:36 | link | commenti (5)
categorie: -- suicidi mediatici
giovedì, 27 marzo 2008

LUDWIG ANDREAS FEUERBACH

da "L' ESSENZA DELLA RELIGIONE", Newton Compton Editori, Roma 1994

cultura.90.97

" Quale il tuo cuore tale il tuo Dio. Quali i desideri degli uomini, tali sono i loro dèi. I greci avevano dèi limitati - il che significa: avevano desideri limitati. I greci non volevano vivere in eterno, volevano solo non invecchiare e non morire; nè volevano non morire in assoluto, ma solo non morire adesso -le cose spiacevoli arrivano sempre troppo presto per l'uomo; non volevano morire nel fiore degli anni, di una morte violenta e dolorosa; non volevano essere beati, volevano solo essere felici, vivere senza preoccupazioni, alla leggera; non sospiravano ancora, come i cristiani, per il fatto di essere assoggettati alla necessità della natura, ai bisogni dell' impulso sessuale, del sonno, del mangiare e del bere; nei loro desideri essi rimanevano ancora entro i limiti della natura umana; non creavano ancora dal nulla, non trasformavano ancora l'acqua in vino, purificavano e distillavano semplicemente l'acqua della natura trasformandola con un procedimento organico nel succo degli dei; attingevano il contenuto della vita divina e felice non nella pura immaginazione, ma dagli elementi del mondo esistente; costruivano il cielo degli dei sul fondamento di questa terra".



Ludwig Andreas Feuerbach (Landshut 1804 - Rechenberg 1872). Figlio di un giurista prestigioso, inizialmente studia teologia ma intorno ai vent'anni abbandona gli studi teologici in favore di quelli filosofici. L'aver negato l'immortalità personale compromette la sua carriera accademica.

Sposa Berta Low stabilendosi nel castello di Bruckeberg, in Baviera. La moglie è proprietaria di una fabbrica di porcellane e, dunque,il sostentamento è garantito. Vivrà in solitudine, nel castello, ventiquattro anni.  Scrive e pubblica. Tiene una serie di lezioni all'Università di Heidelberg su invito degli studenti.

Con il fallimento della fabbrica di porcellane si trasferisce in una casa di campagna, vicino a Norimberga dove rimarrà fino alla morte. Due anni prima di morire si iscrive al partito socialdemocratico. Al suo funerale parteciperanno migliaia di operai.

postato da: irazoqui alle ore 18:22 | link | commenti (3)
categorie: --arcipelaghi, ludwig andreas feuerbach
mercoledì, 26 marzo 2008

GEORG WILHELM FRIEDRICH HEGEL

da "VITA DI GESU ' '", Newton Compton Editori, Roma 1995



costato





" Giuseppe di Arimatea, un membro del sinedrio di Gerusalemme e altrimenti sconosciuto amico di Gesù, pregò Pilato di affidargli la sua salma e Pilato gliela concesse; Giuseppe in compagnia di Nicodemo, un altro amico, depose dunque il morto, lo unse con mirra e aloè, lo avvolse con un lenzuolo (di lino) e lo inumò nella sua tomba di famiglia, che era scavata nelle rocce del suo giardino ed era vicina al luogo dell'esecuzione, dove dunque poterono finire questi allestimenti al più presto, prima dell' inizio della festa, giorno nel quale non sarebbe stato permesso di avere a che fare con dei morti"







Georg Whilhelm Friedrich Hegel (Stoccarda 1770 - Berlino 1831).  Studia filosofia e teologia a Tubinga ed ha, in quel periodo, come compagni di studi Holderlin e Schelling. Si guadagna la vita facendo il precettore presso famiglie agiate a Berna e a Francoforte. Quando il padre (funzionario statale) muore , grazie all'eredità che gli spetta,Hegel abbandona il lavoro di precettore e si avvia ad intraprendere la carriera universitaria. A Jena collabora con Schelling dal quale presto si distaccherà. Mette incinta la sua affittacamere, Cristiane Fischer: il bambino nato da questa relazione si chiamerà Ludwig.



Dopo un breve soggiorno a Bamberg, dove fa il redattore di un giornale locale, si trasferisce a Norimberga per dirigere il ginnasio della città. Qui vivrà parecchi anni e prenderà per moglie Maria von Tucher, nobildonna, dalla quale avrà due figli: Karl (1813) e Immanuel (1814).



Nella famiglia verrà accolto, nel 1817, anche il figlio avuto da Cristiane, il decenne Ludwig.



Intanto, nel 1816, ha ottenuto la cattedra di filosofia all' Università di Heidelberg e dal 1818 fino alla morte (causata da un'infezione di colera) insegnerà all'Università di Berlino

postato da: irazoqui alle ore 19:48 | link | commenti (1)
categorie: --arcipelaghi, georg wilhelm friedrich hegel
domenica, 23 marzo 2008

Oreste Benzi




Di don Andrea Gallo, genovese, abbiamo già molto detto. Don Benzi ,
invece, è -per questo blog- un ospite nuovo.
Il Benzi nasce a San Clemente, nell'entroterra di Rimini, nel 1925.
Settimo di nove fratelli e figlio di una famiglia operaia viene ordinato
sacerdote nel 1949. Insegnante , direttore spirituale al Seminario della
sua città, importante figura di riferimento per la Gioventù Cattolica
riminense, fonda nel 1958 l' Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII
con l'obiettivo di costruire un "approdo" ed un nuovo punto di partenza
per "gli ultimi" seguendo l'esempio dell' Abbè Pierre e di Madre Teresa.
Ha, negli ultimi anni , fatto notizia e scalpore la sua presa di
posizione netta e cruda rispetto al mercato della prostituzione ed alla
piena condanna del "cliente" come fomentatore criminoso di questo
mercato. Alla condanna ferma di don Benzi fa, in questo video, da
contraltare (o da completamento) l'opinione di don Gallo che parla di
"superamento del bisogno di prostituzione".
Oreste Benzi è morto nel 2007.

postato da: dirtyinbirdland alle ore 19:51 | link | commenti (3)
categorie: --dimore, oreste benzi

PE for friends

Immaginare che no
22/03/2008
di PE for friends  (Invia un messaggio all'autore)
 

Non so immaginarmi senza di te.
E poi, perchè dovrei?
Se lo facessi sparirei in un ieri così lontano da ricordarmi di una me che non riconoscerei, pur sapendomi.
Da vent’anni quando rido rido due volte, e due volte piango quando piango.
Forse anche da prima, da quando mi sono sentita pronta o semplicemente da sempre, nella fortuna di essere nata culla.
Non sono nemmeno certa che in un certo giorno di un certo mese di un certo anno avrei comunque mangiato gli spaghetti al sugo.
Una banalità, certo, ma ha la sua importanza.
Forse me li avevi chiesti o forse sapevo che li avresti graditi, capisci?
Non ho nulla di straordinario da dirti, nulla di nuovo, se non quello che ho appena detto.
Non so immaginarmi.
Però questo numero, venti, ha un suono così bello, rotondo, mi rotola dentro e mi restituisce precisa a quel giorno.
Sei sempre stata bella, perfino nel presentarti come una sorpresa in rosa.
Ti amerei anche se fossi azzurro, lo sai, ma anche questo è un esercizio d’immaginazione inutile.
La sola cosa certa è che non avrei mai il dubbio, di mattina, di quali scarpe potermi mettere se tu fossi uscito di casa prima di me.
E io questo dubbio lo adoro.
Sì, lo so, anche le magliette, i vestiti, i cappotti, ma le scarpe hanno un fascino speciale, quello dei passi.
Mi stai facendo dire cose per cui domani mi prenderai in giro, con quella faccia lì che dice “grazie” e lo nasconde.
Grazie di cosa?
Ci sei. Ci sono. Ci siamo.
Immaginare che no ce l’avevo solo nelle dita, stasera.


(PE for friends)

PE scrive da anni su alcune Com di poesia e letteratura. Ha una penna vibrante e delicata, ed è una donna intensa e piena di colori. Ha il volto narrativo delle ragazze degli Hernandez, pieno di vita.


postato da: dirtyinbirdland alle ore 08:55 | link | commenti
categorie: --dimore, pe for freinds
sabato, 22 marzo 2008

FERRUCCIO FOLKEL (a cura di)

da "STORIELLE EBRAICHE. IL FIORE DELL' UMORISMO YIDDISH", Edizioni BUR, Milano 2007


21

In gennaio, mentre nevica, Nathan entra in una trattoria viennese, dimenticandosi di chiudere la porta dietro di sè. Un avventore urla: "Chiudi la porta, bestia. Fuori fa freddo". "Senta, " risponde Nathan "lei crede che fuori farà meno freddo se chiudo la porta? ".



Storiella raccolta da Ferruccio Folkel (Trieste 1921- 2002) , studioso e diffusore dell'umorismo ebraico, storico e saggista, ha lavorato a lungo nell'editoria. Milanese d'adozione era figlio di padre austro-ungherese e di madre triestina.

postato da: irazoqui alle ore 16:16 | link | commenti (3)
categorie: --dimore, ferruccio folkel

AL TELEFONO 28

"il prossimo libro sarà Lavoro Poetico, uscirà a giugno, o a luglio e l'altro ancoira, l'altro uscirà nel 2010 e si intitolerà il Bosco degli Equinozi, che è un boschetto che c'è qui davanti...ho dei libri da passarti, vieni su, un giorno. ho da darti libri su questo mondo a rotoli, dove si combattono guerre maledette e assurde, come quella in Iraq, una guerra dove la prepotenza americana, l'ignoranza americana ha mandato a morire quattromila ventenni suoi. e noi italiani, noi nazione italiana...: anche noi con le nostre decine di morti sempre pronti a correre in aiuto del più forte. nazione cialtrona, la nostra. cialtrona, cialtrona."

(ore 16.00)


Mirella: adoro il mare, vederlo è come ascoltare la musica. Dirtyinbirdland: mi dispiace tanto che non si sia vicine di casa, avremmo passato le ore sedute vicine a raccontare. Nota filosifica: la vita viene sempre prima della letteratura.

(ore 18.00)

postato da: irazoqui alle ore 15:31 | link | commenti (4)
categorie: al telefono 28
venerdì, 21 marzo 2008

CLEMENTE REBORA 5

da "LE POESIE", ibidem



DISPOSIZIONI PER LA BARA



piacendo a Dio,

mettermi nella bara,

oltre che col Crocifisso

(che acquistai al Cenacolo

e mi ha accompagnato

sempre e il Rosario celeste)

con il Vangelo (edizioncina

della "Sapienza") e il

Libro della Santa Regola.



1957



Clemente Rebora



postato da: irazoqui alle ore 11:56 | link | commenti (6)
categorie: --dimore

Claudio Sanfilippo 2

Pubblichiamo, per gentilissima cortesia dell'autore,  altri due testi inediti del musicista e poeta milanese.

anita035















**

sapessi come un temporale minacciato schiude 
l'indolenza del mio punto di vista, mentre
scorre il repertorio della piccola provincia
la sua banalità, il suo disordine essenziale.

mi lascio attraversare sospeso in un lapillo
di selce, come una memoria fredda, di luce
estesa e primordiale, come un'estate sbagliata
smemorata da qui ad ora, fin dove vedo. 

come un riflesso a lume spento, l'acqua che forse
stai dando alle rose, nel chiaro di stravento:
questo mi desta - nelle parole le cose - se ciò
che penso è vero, e vero è ciò che sento.


**


Nel testo che segue, dice l'autore,
è in uso la grafia parlata, per semplificare. Si legge com'è scritto, dove c'è accento sulle u e sulle o si legge dieresi.

ArtAvdBW_lg
















in d'ue me fermi gh'è un matt che
me ciàma, el 'sculta tùtt i vus per mì
nel dùbi el bùta sangh e al rebelott
del mund el pissa un fòch che ved
nissùn, me par ...

ma lì d'inturna i vus se smòrsen e dent
aj òcc de lùna piéna se scunfunden
nel silensi avert del vent:
fiò de mì, e de mì pader.


ovunque mi fermo c'è un matto che
mi chiama, ascolta tutte le voci per me
nel dubbio butta sangue e alla confusione
del mondo accende un fuoco che vede
nessuno, mi pare ...

ma lì intorno le voci si smorzano e dentro
agli occhi di luna piena si confondono
nel silenzio aperto del vento:
figlio di me, e di me padre.


(Claudio Sanfilippo)


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