Aurelio Valesi

"son uno che si chiede la ragione del mondo e del suo avvelenato fiore"

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venerdì, 29 febbraio 2008

SEBASTIANO VASSALLI 3

da "IL MIO PIEMONTE", ibidem

06-2006-peruzzi 092



































"Il mondo delle colline ha un respiro suo proprio, che non è lo stesso respiro della pianura e di nessun altro luogo, e che al di là del Po si percepisce un po' dovunque, ma soprattutto in prossimità dei canneti. Il canneto, quando io ero ragazzo, era la parte più segreta di ogni vigna e l'elemento più misterioso del paesaggio collinare; per chi ci entrava, era la porta d' ingresso di un altrove che -come la siepe di Leopardi- comunicava direttamente con i concetti assoluti: il tempo, l'eternità, l'infinito...Non sempre ,ma spesso, accanto al canneto c'era la buca dell'acqua; pozzo o gorgo, dove i ragazzi e gli adulti si affacciavano per vedere riflessa la loro immagine, e per spiare, dietro quell'immagine familiare, un'altra immagine, quella della morte acquattata nella profondità apparentemente immobile dell'acqua. A quell'epoca, nelle vigne, c'erano ancora i salici capitozzati: alberi nani, mostruosi nelle loro deformità secolari, che ogni anno si coprivano di una capigliatura di rami rossicci, lunghi e sottili come giunchi e ottimi per legare le viti e per fare cestini, borse, rivestimenti di fiaschi e di damigiane".







Sebastiano Vassalli

postato da: irazoqui alle ore 15:52 | link | commenti (5)
categorie: sebastiano vassalli, sebastiano vassalli 3
giovedì, 28 febbraio 2008

SEBASTIANO VASSALLI 2

da "IL MIO PIEMONTE. Fotografie di Carlo Pessina" , Interlinea Edizioni, Novara 2002

Mio piemonte cop int





















"Nelle giornate-cartolina , il paesaggio di questi luoghi è dominato ed è anche fortemente caratterizzato dalla presenza di quella montagna di granito e di ghiaccio che si innalza sui picchi circostanti quanto quelli sulla pianura: un macigno bianco -così lo descrisse all'inizio del secolo il mio babbo matto, il poeta Dino Campana -attorno a cui corrono le vette/ a destra a sinistra all'infinito/ come negli occhi del prigioniero. Campana era arrivato a Novara una sera di settembre, in treno, senza vedere niente perchè fuori era già buio e la mattina del giorno successivo, attraverso le inferriate del carcere, gli era apparso il Monte Rosa un cielo pieno di picchi/ bianchi che corrono. "

Sebastiano Vassalli

postato da: irazoqui alle ore 18:23 | link | commenti (4)
categorie: sebastiano vassalli, sebastiano vassalli 2
mercoledì, 27 febbraio 2008

MAU MAU

CANTO PROPIZIATORIO ALLA BAGNA CAUDA



07




























Che goduria

che fortuna

costa seira ch'as trovoma

venta fè na gran baldoria

venta fè na sarabanda

ventarà co' ampestè l'aria


Bagna cauda nos laudamos

Bagna cauda nos laudamos


Preparazione

L'olio d'oliva        per amalgamare

                              per ammorbidire

                              per riconciliare


Le anciove          che rubano il sale dal mare

                              che raspano la gola

                              e sono pesci da montagna


E poi l'aglio         che fa bene alla pressione

                              alla circolazione

                              e tiene il diavolo alla larga


Ritornello


Costa a l'è la bagna cauda

nostra sancta medicina

Campè diù la bagna cauda

con sciroppo barbaresco



Degustazione


Sempre in compagnia

per portare nuovi adepti

anche i peggio schizzinosi

che "domani io lavoro"

che non fanno mai un coro

vivono senza colori



Sulla tavola imbandita

gran foresta di bottiglie

dalla freisa alla barbera

dal nebbiolo al grignolino

riempi il piatto a montagnola

e preparati al divoro di:


        peperoni sotto raspa

        cardo gobbo che è più dolce

        barbabietole e patate

        di cipollecotte al forno

        verza crespa che raccoglie

        grandi quantità di bagna

        poi finocchio e sciolotin

        sedano e tapinabò


Ritornello


Costa a l'è la bagna cauda

nostra sancta medicina

Campè giù la bagna cauda

con sciroppo barbaresco



Conseguenze



Trippe sfatte e occhi sversi

scongiuriamo il cimitero

omo aisè le coppe al cielo!

fomme auta la bandiera!

desmentiand l'inibission

      aria de zora

      aria dal cul


cantemora ant la bufera...


Mau Mau (Torino 1991). Nascono dalle ceneri di un gruppo cult torinese, i Loschi Dezi. Mischiano filastrocche piemontesi, lingua italiana, sonorità mediterranee ed occitane, strumenti africani e accenti sudamericani. Mau Mau era il nome che , bonariamente, i torinesi avevano affibbiato ai meridionali immigrati. Mau Mau erano anche , in un passato piuccheremoto, i banditi ed i ladri di carretti di acciughe.


postato da: irazoqui alle ore 21:56 | link | commenti (5)
categorie: mau mau, --prossimità
martedì, 26 febbraio 2008

NUTO REVELLI

da "IL MONDO DEI VINTI. Testimonianze di vita contadina", Einaudi, Torino 1977

blendfuck


























Giovanni Pietro Mustat ,nato a Elva, classe 1907, contadino

(9 maggio 1973- Ines Cavalcanti, Dario Anghilante)

" Un inverno, con mio zio sono andato a tagliare i capelli alle donne. Siamo passati dalle parti di Piacenza, abbiamo raggiunto le valli di Brescia e di Bergamo, e poi siamo arrivati in Trentino. Avevo sedici anni. Compravamo soltanto le trecce, i cavei del pentu non ci interessavano. Pettinavamo le ragazze e poi avanti con il taglio dei capelli, a zero, mi faceva impressione vedere quelle donne proprio rasate, lasciavamo solo una corona in circolo, così pettinando verso il centro della testa i pochi capelli rimasti riuscivano a coprire un po' il bianco.

Sia nel Bresciano che nel Trentino la gente era molto povera, più povera che nelle nostre valli. Ma era gente più pulita, più ordinata di noi ".


Nuto Revelli (Cuneo 1919-2004) Ufficiale degli alpini ha partecipato alla campagna di Russia e, poi, alla guerra partigiana come comandante delle Brigate Giustizia e Libertà, nel cuneese. Ha coordinato, raccolto, riordinato e tradotto senza tradirne lo spirito e la sostanza sintattica testimonianze sulla vita contadina nel Piemonte della montagna, della collina e della pianura. A Cuneo, già anziano, frequentava un piccolo bar dal nome esotico. Ma, appunto, il nome era l'unica cosa esotica di quel baretto minuto che aveva il grande pregio di trovarsi vicino a casa sua. Leggeva, dietro spessi occhiali, il giornale, severo e laico fin nell'aspetto, e beveva il caffè. Deferente il barista lo chiamava "signor geometra".

postato da: irazoqui alle ore 20:46 | link | commenti (1)
categorie: --prossimità, nuto revelli
lunedì, 25 febbraio 2008

GIOVANNI ROVERA

da "ANCIUE' ANCIUEEE' "Edizioni Cooperativa Sale e Luce, Saluzzo (CN) sd

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"Sulla figura dell' acciugaio, in questi tempi, abbiamo scritto in molti e non ci resta più molto da dire, anche se resta tuttora insoluto e lo resterà per sempre, il più curioso, doppio interrogativo: perchè proprio da Moschières, paese di montagna, il mercato del piccolo pesce e chi lo iniziò per primo, perchè un nome e un cognome dovette pure averlo.

Il fenomeno doveva risalire molto più indietro nel tempo perchè l'acciuga era conosciuta e venduta nelle Langhe fin dal primo Medioevo, se non prima ancora.

Può darsi che si possa risalire addirittura ai romani o a gruppi di Saraceni, gente di mare, rimasti annidati tra i nostri monti dove ci sono borgate denominate I Sarasin o magari, come pensa Mario Delpui, Presidente dell' AVALMA, a qualche pellegrino, reduce da S. Giacomo di Compostella"



Giovanni Rovera (Dronero CN 1921). Canonico della Cattedrale, parroco emerito, storico.

postato da: irazoqui alle ore 20:29 | link | commenti (3)
categorie: --prossimità, giovanni rovera
domenica, 24 febbraio 2008

NICO ORENGO

da "IL SALTO DELL' ACCIUGA", Torino 1997

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"Da tempo Vasco voleva portarmi verso Cuneo a cercare un acciugaio che da ragazzo girava i paesi con la bicicletta e il suo barattolone legato al portapacchi, dietro al sellino.

- Prima- gli ho chiesto, - fammi vedere come si fa una bagna caoda.

Sono andato in cucina, a casa sua, in via Casteggio, dove una volta abitavo nell'alloggio dove ora sta lui. Mi fa vedere un mucchietto di acciughe belle grassotelle.-Più le lavi e meno forte rimane la bagna, -dice.- Se son buone le devi spaccare longitudinalmente, ricorda. Devi metterle per una decina di minuti in un piatto fondo coperte d'acqua e un po' d'aceto di buon vino. Perdono sale e si sgrassano leggermente. Poi l'aglio. Se ce l'hai di Cap d' Ail, quello rosato, meglio. Una testa a persona. Togli per bene la pellina e anche l'anima, che fa solo pesantezza di stomaco. Poi ti prepari le verdure. Il cardo, di Nizza Monferrato, è il più delicato. Lo tagli e lo tieni a bagnomaria in acqua e limone perchè non ossidi. Fai lo stesso anche con i topinambur. Ricordati le foglie del cavolo, quelle vicine al cuore e ricordati di prendere, a Porta Palazzo li trovi, i peperoni sotto raspo d' uva, lavali con cura. E lava bene le barbabietole. Fai cuocere una cipolla al forno, con la buccia, che peli dopo. Ci vuole anche una bella noce, senza pelle. Per levarla si butta nell'acqua bollente e poi sotto il rubinetto della fredda. Poi pesta bene la noce.

Vasco prende le acciughe dal piatto, le apre, le lava ancora sotto l' acqua fredda e poi le asciuga su fogli di scottex. Si avvicina a una terrina e ci versa due bei bicchieri d'olio e una noce di burro.

A questo punto ci versa la noce tritata e accende a basso fuoco. Con una paletta di legno  amalgama olio, burro e noce. E ci lascia cadere con religiosità le acciughe, una per volta e gira con polso di velluto. A parte ha fatto bollire nel latte l'aglio e ora, che è freddo, dopo averlo asciugato, lo schiaccia con il palmo della mano e lo butta nella terrina.

- Ti faccio una bagna delicata, -dice.

E continua a girare, ad amalgamare. Tiene il fuoco ancora per un quarto d'ora, poi dice che è pronta.

Ci sediamo a tavola, con la terrina di fronte.

Vasco ci intinge un pezzo di pane. -Non male,- dice. Non è il brodo di Ernè, ma il suo ricordo è forte. Dico a Vasco che la bagna caoda viene dalla Liguria. Ride. Gli dico che poco prima di Natale l'abbiamo mangiata a Dolceacqua. E che non credo che sia solo la presenza dei foresti torinesi ma anche un ricordo tornato alla memoria, dopo secoli. Così, all'improvviso.

Vasco è scettico. -In Piemonte la facevano già con l'olio di noci.

Io penso ai Saraceni di Moschières, al fumo dei loro camini che sapeva d'acciuga e aglio.



Nico Orengo (Torino 1944). Vive a Torino dove fa il giornalista, occupandosi di cultura letteraria sul quotidiano La Stampa. Pratica le case e i sentieri di Latte, paesino della Riviera ligure di ponente.

postato da: irazoqui alle ore 18:43 | link | commenti (6)
categorie: --prossimità, nico orengo
sabato, 23 febbraio 2008

Bernardo Bertolucci





Paul
: Perché hai frugato nella mia giacca?
Jeanne: Per sapere qualcosa di te.

*

Paul: Se vuoi sapere qualcosa di più fruga dentro il mio slip.
Jeanne: Sei vecchio, sai… hai delle mani enormi… e stai ingrassando.

*

Jeanne
: Ma che ci vengo a fare in questa casa con te? L'amore?
Paul: No, diciamo che ci vieni perché ti piace scopare.

postato da: dirtyinbirdland alle ore 18:34 | link | commenti (2)
categorie: --dimore, bernardo bertolucci

Francois Truffaut - Jules et Jim



M'hai detto: ti amo.
Ti dissi: aspetta.
Stavo per dirti: eccomi.
Tu m'hai detto: vattene.

*
(Catherine a Jim)
Il nostro affetto sta per nascere: bisogna lasciarlo tranquillo come un bambino.

*

(Catherine a Jim)
Nelle camere d'albergo ci si sente sempre colpevoli. Non sarò molto morale, ma le cose clandestine non mi piacciono.

*
(Catherine a Jim)
Soffri? E invece io non soffro più. Non bisogna soffrire tutti e due insieme: quando smetterai tu, comincerò io.

*

La felicità si racconta male perché non ha parole, ma si consuma e nessuno se ne accorge.

postato da: dirtyinbirdland alle ore 18:24 | link | commenti (2)
categorie: francois truffaut, --dimore

Lars Von Trier



"Un film deve essere come un sassolino in una scarpa" (Lars Von Trier)

postato da: dirtyinbirdland alle ore 18:14 | link | commenti (1)
categorie: lars von trier, --arcipelaghi