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giovedì, 31 gennaio 2008

Roberto Vecchioni



Roberto Vecchioni (Carate Brianza-Mi 1943). Nasce da genitori napoletani. Il padre, commerciante è un uomo di straordinaria vitalità: scommettitore, dongiovanni, curioso di tutto. La madre, sensibilissima, è "donna di casa". Vecchioni frequenta l' Università Cattolica e si laurea in Lettere antiche nel 1968. Per qualche anno farà l'assistente universitario poi, per moltissimo tempo, l'insegnante di greco e latino nei licei classici. Come musicista si autodefinisce "poco fine", come scrittore di canzoni è uno dei "migliori" (come modelli stranieri ha Leonard Cohen ed i francesi ), come cantante non sempre regge la "scena". Alcuni lo considerano poco "controllato", leggermente megalomane, sbruffoncello, istericuccio e ,di riffa o di raffa, "primadonna".

(Iraz)

postato da: dirtyinbirdland alle ore 22:15 | link | commenti (17)
categorie: roberto vecchioni

NERINA GAROFALO 4

da " LA CIRCONCISIONE DELLE PAROLE", Edizioni Jocker , Novi Ligure (AL) 2008

cemil-eren























INGEBORG BACHMANN



Ha preso la sifilide

Come altre prendono



Una cotta

Disinvoltamente



Toccando tutto

Di lui



Lo sporco in disappunto

A sera



L'arroganza in grazia

A notte



Quella delicatezza

Derivata in intuizione



Il segno sulla carta



(Nerina Garofalo)

postato da: irazoqui alle ore 18:03 | link | commenti (5)
categorie: --prossimità, nerina garofalo 4

MARIO MERLINO

da "RITRATTI IN PIEDI", Edizioni Settimo Sigillo,  Roma 2001


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"Ecco perchè mi dico -e non con false illusioni o gigantismi vani - che la mia gente ha pagato il duro prezo della sconfitta, ma ne è uscita meglio. Certo: fu spesso retorica e della più bassa lega; vanità ed istrionismo da teatrino di periferia; meschinità e bande di borgata dietro fascinose parole d'ordine. Non lo nego affatto. Io stesso non ne rimasi immune. Però, da qualche parte ho letto che la retorica ti entra dentro a pugni sulle gengive ed esce pisciando sangue, ma quello che resta, ti appartiene e vale per tutta la vita".



Mario Michele Merlino (Roma 1944). Nasce due giorni prima dell' entrata degli alleati a Roma, mentre i soldati tedeschi si approntano alla ritirata verso nord puntando, come altrove racconta lo stesso Merlino, i fucili verso i tetti ed i balconi nel timore di un attacco partigiano. Racconta anche, il Merlino, che fu suo padre a dirgli che l'ultimo soldato della fila in ritirata gettò il fucile e si nascose in una clinica (la Santa Elisabetta) retta da suore tedesco-polacche. Merlino ci dice, non senza enfasi, che si è sempre ritenuto -lui- responsabile di quel fucile gettato. Insomma: il suo era il destino di chi doveva raccogliere il fucile abbandonato dal tedesco.

Ragazzetto mingherlino e bruttino, occhialuto, eternamente spettinato: tipo da pugni in faccia (presi e dati) cresce in fama di "provocatore", di "infiltrato", di "flirtante" con anarchici e rivoluzionari di matrice marxista. E' un fascista con i capelli lunghi, un anticapitalista di destra, un militarista disordinato, un antiamericano anticomunista.  Implicato nelle trame oscure dell' Italia democristiana, imputato al processo di Piazza Fontana, sospettato a lungo di essere uomo dei servizi segreti, oggi vive facendo l' insegnante di Storia e Filosofia in un Liceo romano e occupandosi di "storia negata".

postato da: irazoqui alle ore 10:37 | link | commenti (15)
categorie: --arcipelaghi
mercoledì, 30 gennaio 2008

DINO CAMPANA 2

da "LETTERE (1910-1930)" in UN PO' DEL MIO SANGUE, (A cura di Sebastiano Vassalli), Edizioni BUR, Milano 2005

19maggio1928castelpulcifotodicarloparianiridjpg


" A CARLO PARIANI- FIRENZE



                                                      
 Castel Pulci, 23 aprile 1927



(...) = Non ho affari nè attrazioni per l' Italia. Suppongo che il Governo mi invierà in Germania più tardi per completarvi alcuni rapporti radiotelepatici de la suggestione radiofonica diretta, che sto esperimentando da anni sul luogo steso. Non saprei cosa dirle riguardo a la mia passata attività letteraria che fu esigua e frammentaria. Il rapporto utile è la sopravvivenza medianica de le idee direttive principali che servono a guidare i fatti. Non so spiegarmi meglio. Non importa si disturbi a venirmi a trovare. io vivo tranquillo seguendo vagamente gli avvenimenti giornalieri e la farragine variopinta de la stampa = ".



Dino Campana

postato da: irazoqui alle ore 16:12 | link | commenti (2)
categorie: --arcipelaghi
martedì, 29 gennaio 2008

Alina Marazzi

Un_ora_sola_ti_vorreipagina_09pagina_06













Sinossi

Mia madre è nata nel 1938 ed è morta nel 1972, quando io avevo 7 anni. Non ho molti ricordi di lei, ma ho sempre saputo che in un armadio in casa dei miei nonni era rinchiusa tutta la memoria visiva della nostra famiglia. In questo armadio sono conservate delle scatole di vecchie pellicole, filmati girati dal padre di mia madre tra il 1926 e gli anni ’80, con una cinepresa amatoriale 16 mm.
E' solo qualche anno fa che ho avuto il coraggio di cominciare a guardare questi filmati, con grande curiosità ed emozione, soprattutto quelli segnati con una “L”, l'iniziale del nome di mia madre: Liseli.
Come per una magia, in un attimo, quella misteriosa e sconosciuta persona proiettata sullo schermo davanti a me era come se fosse viva. In un secondo ero catapultata nel passato, all’epoca in cui viveva una madre conosciuta poco e molto dimenticata.
Il film inizia con la registrazione sonora di un disco 45 giri con la vera voce di mia madre che mi parla; il resto del racconto intreccia la lettura di lettere e diari di mia madre e delle cartelle cliniche delle case di cura in cui mia madre ha trascorso lunghi periodi. Attraverso questi testi è possibile ricostruire per intero la sua vita , nei suoi vari periodi: l’adolescenza, l’amore, i figli, la malattia, il disagio esistenziale.

Il film è la ricostruzione della mia personale ricerca del volto di mia madre, attraverso il montaggio dei filmati girati da mio nonno. Un tentativo di ridarle vita anche solo sullo schermo, un modo per celebrarla ricordandola. Per quasi tutta la mia vita il nome di mia madre è stato ignorato, evitato, nascosto. Il suo volto anche. Ho la fortuna invece di poterla vedere muoversi, ridere, correre…. Perfino vederla nel suo primo giorno di vita! E poi vederla crescere, imparare a camminare, sposarsi, portarmi a fare un giro in barca!
Raccontare la storia di mia madre attraverso questi vecchi filmati è stato per me ridare dignità al ricordo della persona che mi ha messo al mondo. E' un regalo che voglio fare a me, a lei, a tutti i figli e a tutti i genitori.

Con questo lavoro vorrei anche trasmettere il fortissimo sentimento di nostalgia che ho provato nel guardare queste immagini per la prima volta. Non solo nostalgia per una mamma che non c'è e non c'è mai stata, ma anche nostalgia per tutto quello che è stato e che non tornerà, per quello da cui veniamo e al quale ci sentiamo più o meno consapevolmente legati. La nostalgia come sentimento necessario per il superamento di una perdita. La nostalgia come condizione essenziale per vivere. Nel film ho voluto evocare queste atmosfere e sentimenti che, credo, toccano ognuno di noi.

(Alina Marazzi)

postato da: MoleStine alle ore 22:22 | link | commenti (3)
categorie: --dimore, alina marazzi

Eric Torgersen - Mi sono sposato


Mi sono sposato
...- lettera ai miei -

Mia moglie ha tatuaggi sul collo
e strani seni scompagnati.
E' molto giovane, e ascolta
musiche barbariche alla radio.

Adesso è in bagno,
che lava i miei calzini nella vasca
e canta tutta sola.

Quando la notte resto alzato
viene a sedersi sulle mie ginocchia
e scarabocchia su ciò che sto scrivendo.

Sono molto felice.


(Eric Torgersen - in Lunario dei giorni d'amore a cura di Guido Davico Bonino, Einaudi, 1998)

postato da: dirtyinbirdland alle ore 22:10 | link | commenti (2)
categorie: eric torgersen

Billy the kid

Si lascia cadere all'indietro
capelli neri che roteano lontano da lei
che frangono sul cuscino
Billy dice di lei
il lungo corpo goffo sprizza elettrico
fuori dalle lenzuola sul mio braccio
protende tutto il corpo
così i seni sono più magri
il ventre è una cavità
dove spicca il rilucente cespo
questa è la prima volta
mordo sul fianco lascio
il segno di una fila di denti
si torce in due e mi copre
la mia mano bloccata
il suo corpo che quasi mi stacca le dita
che ruotano come macchine lanciate a tutta birra

dopo le mie mani incrinate nel succo dell'amore
che paralizza le dita artritiche
le belle dita che non potrei muovere
più in fretta di una strega storpia adesso

(Michael Ondaatje - Le opere complete di Billy the Kid - Theoria, 1995)

postato da: dirtyinbirdland alle ore 19:33 | link | commenti
categorie: billy the kid, --prossimità

MASSIMO CAPPITTI 2

da "IRIDE. Filosofia e discussione pubblica", Edizioni Il Mulino, Bologna, num. 51 ANNO XX, agosto 2007

Nashville e America oggi di Robert Altman

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Vite vuote

"Il potere, però, non ha più il sembiante tragico -seppur sinistro- del Grande Inquisitore, ma, piuttosto, il volto da astuto imbonitore e da illusionista di infimo ordine del diavolo di Bulgakov".


Massimo Cappitti

postato da: irazoqui alle ore 11:57 | link | commenti
categorie: --prossimità, massimo capitti 2
lunedì, 28 gennaio 2008

LUCIANO BIANCIARDI 2

da "IL LAVORO CULTURALE", Feltrinelli , Milano 1974

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"Per comodità di chi voglia fruttuosamente dedicarsi al lavoro culturale, sarà opportuno raccogliere, a questo punto, tutta una serie di indicazioni circa il problema del linguaggio. C'è infatti un lessico, una grammatica, una sintassi e una mimica che il responsabile del lavoro culturale non può ignorare.

Cominciamo subito, perciò, con il nocciolo della questione, con il termine problema. Nonostante la differenza spaziale (alto-basso) dei due verbi, il problema si pone o si solleva, indifferentemente; ma c'è una sfumatura di significato, perchè porsi è oggettivo, cioè sta a dire che il problema è venuto da sè, mentre sollevare è attivo; il problema, in questo caso, non ci sarebbe stato se non fosse intervenuto qualcuno a farlo essere.

Quasi sempre il problema, posto o sollevato che sia, è nuovo; e si dà gran merito a chi, accanto agli antichi e non risolti, solleva problemi nuovi e interessanti  meglio ancora, di estremo interesse, purchè siano, ovviamente, concreti".



Luciano Bianciardi

postato da: irazoqui alle ore 19:33 | link | commenti (5)
categorie: luciano bianciardi 2
domenica, 27 gennaio 2008

LUCIANO BIANCIARDI

da "LA VITA AGRA", Rizzoli Editore, Milano 1962

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"E mi licenziarono, soltanto per via di questo fatto che strascico i piedi, mi muovo piano, mi guardo attorno anche quando non è indispensabile".


Luciano Bianciardi (Grosseto 1922- Milano 1971). Toscano e provinciale fino al midollo ma aperto alle sollecitazioni della cultura internazionale, grande traduttore di Henry Miller, ebbe una vita sconquassata: una moglie, una compagna, un figlio e una figlia con la prima, un terzo figlio con la seconda. Questo nell' Italia presuntuosa e bigotta degli anni sessanta. Amò forsennatamente la propria città, "il posto più bello del mondo", ma fu a Milano e grazie a Milano che diventò famoso come romanziere. Non fece esplodere i torracchioni del neo-capitalismo per vendicare i minatori morti a Ribolla, in Maremma, il 4 maggio 1954. Saltò in aria, invece, lui: pieno di sonniferi, sigarette e soprattutto alcol. Aveva rifiutato un posto al Corriere della Sera per poter essere libero e infelice, arrotondando  con interventi sul "Guerìn Sportivo", su "ABC", su "Le Ore". A Rapallo, dove per un certo periodo abitò, lo ricordano per la gentilezza, per la  stazza, per la bicicletta verde sulla quale dalla frazione di Sant'Anna raggiungeva in pochi minuti il centro della cittadina rivierasca e per il whisky e le grappe che, imperterrito,inghiottiva in un fiato nei bar.







Al suo funerale, oltre all'autista ed al becchino pronto a chiudere il portellone del carro funebre ,c' erano -racconta Pino Corrias- Maria, la sua compagna,  piangente in un angolo, e quattro persone venute a salutarlo, serrate nei loro cappotti: Vacchelli, porno-editore di allora, Sergio Pautasso e due di cui nessuno sa o ricorda.

postato da: irazoqui alle ore 19:06 | link | commenti (3)
categorie: luciano bianciardi