da "FIORI SECCHI", Edizioni Primalpe, Cuneo 1993
Nella tua stanza d' ospedale,
accanto al tuo male infinito,
dorme Andrea,
un bambino dai capelli rossi,
stringendosi al petto
un cane bianco
di peluche
Alberto Rossi (Cuneo). L'ho visto una sola volta, nel 1995. Stava andandosene dalla poesia, meglio: dalle poesie. Eravamo a cena da Ettore Ferrero, a mangiar bene e bere meglio. Alberto aveva la faccia di uno che si era appena sposato (o, non ricordo più bene, che stava per sposarsi). La faccia di uno innamorato della sua donna. Le donne sono spesso meglio delle poesie. Lui aveva tutta l'aria di avere scelto di non scrivere più e di piangere e bere meno. Non so come sia finita perchè non l'ho più rivisto. Da molti anni non chiedo neppure più nulla di lui perchè non ci sono più persone a cui chiedere ma ,anche quando c'erano, diceva qualcosa tipo "boh, è scomparso".
Dentro a questo suo libro, ad ogni copia del suo libro, aveva messo un fiore secco vero. A me era toccata una piccolissima rosa , che ho qui vicino mentre scrivo.
da "TRACCIA DILUITA SU CARTA", PRIMALPE EDIZIONI, CUNEO 1995
Si può amare una lettera per la sua
forma?
(E perciò scriverla più di altre?
E' carenza di pensiero o eccesso di
senso estetico? Così per un essere
amato tanto importante è ciò che si
vede)
Paola Morra (Cuneo). Erano i tempi della gloriosa giovinezza di ettore ferrero che cercava, nel cuneese ma non solo, i poeti da pubblicare per le Edizioni Primalpe (dirette da Costanzo Martini, un uomo di grande rilievo morale e spessore culturale morto giovane come accade a chi ha traffici sottintesi con gli dei). Ettore curava la Collana Manufatti, libri fatti con le mani. Tra questi il libro di Paola Morra. Ettore era un performer trasgressivo e appartato, una strana contraddizione, un intellettuale di provincia nel senso più alto della definizione.
da "UNA LUNGA PRIGIONIA", Primalpe Edizioni, Cuneo 1993
Credimi, non desidero il tuo nome
goffo suono spezzante e straniero,
solo vorrei una scheggia del tuo
tossire,
un rosicchio della tua anima
desnuda
e stigea.
Agostino Salpietro (Cuneo 1969) insegna in una scuola media di Torino, a Barriera di Milano (una sorta di Marsiglia piemontese).
VIA MONTALDO 21/6 (Genova) casa natale (16 giugno 1935) dove rimane fino al dicembre 1936
CORSO GALLIERA 25 (Genova) dove abita fino al 1937
VIA FEREGGIANO 12/13 (Genova) e, in un secondo momento, 12/12 dove vive fino al 1964 con l'interruzione dal 1943 quando, con la madre, ripara come sfollato a Ponzone, nell'alessandrino, in VIA GRATTAROLA 4 fino al termine della seconda guerra.
RUE MIGNARD (Parigi) dal 1960 al 1963
VICOLO MONTE DI PIETA' (Genova) dal 1964 al 1967
PIAZZA GHIGLIONE 6/2 (Genova -Sampierdarena) dal 1967 al 1985/1986
VIA XXV APRILE 102 (Mignanego), in provincia di Genova dal 1985/ 1986 ad oggi.
Forse siamo io, Valesi, ed Irazoqui-- molto tempo fa :-)
Stamattina ho voglia d'esser terra d'altri
da "IL MATTINO DI SANT' ISIDORO", Sabatelli Editore, Genova 1982
SCARLINO
Chi sa se questi monti che tu vedi
passando da Scarlino in ferrovia
-e che fanno corona al mesto incanto
di questa plaga silenziosa e ferma
nell'aria che è un polittico dipinto-
sono già terre legate all' Amiata
oppure sono i colli, erti, impietosi
dove Padre Silverio da Bellaria
ospitava i fratelli, timorosi,
quando qui imperversava la malaria?
Gente di Govorrano in bicicletta
guarda il rapido treno mattiniero
e forse dice "Toh, c'è pure un frate".
C'è un frate, in verità cui pesa e preme
il respiro, stamane, e che si chiede
con ansia misteriosa, mai provata,
perchè si corra e dove sia l' Amiata.
Carlo P. Pessino
" Il libro, dunque...uscirà il 6 settembre, non hanno ancora messo su la copertina...una cosa da niente ma slitta a settembre, ma va bene così...grazie della cartolina dalle Rocche, che begli alberi dietro quel santuario, che alberi fieri di mezza montagna, di appennino...cosa vuoi, leggo il giornale, guardo la televisione...no, sabato...aspetta...sabato ho un impegno, andiamo in un agriturismo vicino a Gavi, un posto che si chiama come quel personaggio celebre...ecco, sì...Carmagnola, ma non Carmagnola vicino a Torino, no...qui siamo vicini a Gavi...leggo i giornali, questa mafia eterna, gli stipendi dei politici non più giustificati dalle ideologie o dalle idealità...cosa vuoi, ora i politici sono nudi, lo vediamo tutti che hanno cinema gratis, teatro gratis, e...come si fa a volergli bene?...Come si fa a volere bene ad un buttiglione che si lamenta che a Montecotorio non ci sono i gelati? Ma qui si tratta di avere senso dell'unorismo cosa di cui buttiglione non è certo fornito, siamo al qualunquismo totale dei politici, siamo allo sfasciume. del resto l'Italia dove ha dato il meglio? Risorgimento e primi anni dell'unità, con la Destra storica, c'era una tensione etica ma pareggiata qui in Italia, ora vogliono fare passare Garibaldi come un delinquente ma ragazzi...scherziamo, qui noi abbiam dato il meglio, i pensieri più forti con Dante, Niccolò Macchiavelli e la sua idea giustissima di un esercito nazionale e con il Risorgimento. Ma l'italiano medio odia l'etica e allora dai addosso a garibaldi. Dante...Eh, Dante è condannato alla damnatio memoriae, dico il vero dante non quello che ci spacciano un po' così, i media, come una cosa finta, quasi avulsa dalla sua storia di allora. E la damnatio memoriae si mette in atto o perchè uno ti sta sulle pallle, o perchè è un coglione o perchè è troppo grande. E dante è troppo grande, più grande di se stesso. come Machiavelli, grandissimo,. Machiavelli che era un puttaniere eppure che uomo grande. Mazzini lo amava Dante, il Dante che nel settecento come in un delirio era stato squalificatp e invece il Risorgimento lo ripropone, lo fa suo...La resistenza sì, è sata un fatto etico, molto etico ma rovinata dall'aristocraticismo degli azionisti, gente che disprezzava il popolo...intendiamoci, mica degli scemi ma elitari sì...La mafia, eh, il fascismo bene o male l'aveva tacitata perchè lo Stato quando colpisce lo fa per davvero,. lo stato è tremendo ma poi cosa vuoi...lo Stato della ricostruzione è debole, messo su dagli americani e tenuto in piedi -in parte-anche dalla mafia che aiuta gli americani a farsi largo...Eh, sei stato ad Arcachon, dove andò anche quel coglione di D'Annunzio per sfuggire ai debitori e anche Sartre, sì...era ricco di famiglia Sartre e Arcachon una località balneare abbastanza pregiata...Sarte èp sartre c'è poco da fare anche se antipatico, eh...sai...un gemello...odioso, compiaciuto, primo della classe...Camus era più umano, uno scorpione come Dostoevskij, sai gli scorpioni posono essere anche assassini ma proprio per questo umani, profondamente, visceralmente umani"
lunedì 20 agosto ore 21
da "I FRATELLI KARAMAZOV", Rusconi ,Santarcangelo di Romagna, RN, 2004
" La vista di un padre indegno, soprattutto al paragone con quelli degni degli altri fanciulli, della sua stessa età, suggerisce ad un fanciullo, suo malgrado, delle domande dolorose. Convenzionalmente gli si risponde: Egli ti ha generato, sei sangue del suo sangue, e perciò devi amarlo. Il giovane spontaneamente pensa: Mi amava forse quando mi ha generato?, ai domanda, sempre più stupito, è forse per amor mio che mi ha messo al mondo? Non mi conosceva e non sapeva neanche il mio sesso, in quel momento, nel momento della passione, forse esaltata dal vino, e forse npn mi ha trasmesso altro che l'inclinazione al bere, ecco tutti i suoi benefici...Perchè dunque dovrei amarlo, per il solo fatto che mi ha generato, se poi non mi ha amato?"
Fedor M. Dostoevskij (Mosca 1821-Pietroburgo 1881). Si sa tutto, di lui. Il padre autoritario e stravagante, la madre morta giovane, gli studi militari, la passione letteraria, il socialismo degli anni giovani, l'esecuzione mancata, l'epilessia, i lavori forzati in Siberia, le donne, i lutti, la collaborazione con le riviste, i debiti, il gioco d'azzardo, la Germania, la Francia, la Svizzera, l'Italia, Dio e il nichilismo, il reazionarismo, la solitudine, l'astio, l' amore per i deboli, il misticismo cristiano, il populismo, l'identità di russo ecc. Gli uomini, dentro i suoi libri, ci sono tutti. E tutti per intero.
La mia conversazione si svolge oramai quasi sempre fra donne. Adorabile inghippo. Deliziosa complicità. Notizie del gattino ferito, nessun cenno al poeta, se non i saluti. Ma di altri poeti, si parla. Di Gianni, di Lucetta, dello strizzacervelli (amorevole a dirlo). Di Genova coperta di pioggia. DI questa romana adottata che vorrebbe vederla, questa Genova in Casa Valesi. Dei bambini, che devono essere sempre protetti dalle cose più grandi di loro, dalle cosmiche cose di fronte alle quali siamo senza parole. Non tutti, non sempre. Io sempre, senza giuste parole. La signora Mirella, questa voce caldissima, così ho immaginato per anni la voce della Duras e di Simone. Avrà scritto diari, la signora Mirella? O lettere, biglietti, parole siglate su fazzoletti di stoffa, maschili, da tasca? Sono giorni che sogno di donne, deve essere un modo per dirlo, che ho bisongo di sentire me stessa. Al telefono, per un'Italia tirata da una linea di fuoco.
da "QUANTO SPERA DI CAMPARE GIOVANNI", GARZANTI, MILANO 1993
IL MIO DELITTO
Se scrivere era vivere
Vissuto fu lo scritto
Cercavo appena un' isola di spazio
Un silenzio un sorriso intorno a me
E blando vino e modica allegria
Un quieto conversare a lume spento
Eserne perdonato non sapendo
Il mio delitto
Giovanni Giudici (Le Grazie, La Spezia 1924). Ha vissuto a Roma, città in cui si è laureato, a Ivrea , a Torino e a Milano. Fino al 1980 ha lavorato alla Olivetti occupandosi di pubblicità. E' stato critico letterario e giornalista.