La signora Mirella ha una voce solare. Arriva da me dopo che io, al mattino, proprio a lei avevo pensato. Mi porta la storia del gatto dalle zampe ferite. Si parla della terra bruciata, dei roghi. Di Valesi che cammina di nuovo. Del loro rapporto. Io le dico di aver molto immaginato e pensato alla donna che passa dai versi, di aver detto fra me, dall'inizio, che dev'essere donna speciale. Lei che dice: è il poeta che esagera. Alla fine io dico: dia per me una carezza al gatto e un abbraccio a Valesi. E lei dice: no no: un abbraccio al gatto e una carezza a Valesi.
La vera confidenza è sapere quel che desidera un altro, e quando piacciono le stesse cose una persona non dà più soggezione.
(Cesare Pavese, La bella estate)
Chi fossero i miei compagni di quelle giornate, non ricordo. Vivevano in una casa del paese, mi pare, di fronte a noi, dei ragazzi scamiciati – due – forse fratelli. Uno si chiamava Pale, da Pasquale, e può darsi che attribuisca il suo nome all'altro. Ma erano tanti i ragazzi che conoscevo di qua e di là.
Questo Pale – lungo lungo, con una bocca da cavallo – quando suo padre gliene dava un fracco scappava da casa a mancava per due o tre giorni; sicché, quando ricompariva, il padre era già all'agguato con la cinghia e tornava a spellarlo, e lui scappava un'altra volta e sua madre lo chiamava a gran voce, maledicendolo, da quella finestra scrostata che guardava sui prati, sui boschi del fiume, verso lo sbocco della valle.
(Cesare Pavese, Feria d'agosto)
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A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada, per diventare come matte, e tutto era cosí bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, e magari venisse giorno all'improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare camminare fino ai prati e fin dietro le colline. – Siete sane, siete giovani, – dicevano, – siete ragazze, non avete pensieri, si capisce –. Eppure una di loro, quella Tina che era uscita zoppa dall'ospedale e in casa non aveva da mangiare, anche lei rideva per niente, e una sera, trottando dietro gli altri, si era fermata e si era messa a piangere perché dormire era una stupidaggine e rubava tempo all'allegria.
(Cesare Pavese, La Bella estate)
Questo azzurro di luglio senza te
è attraversato da troppi neri rondoni
che hanno un colore di antenne
e il taglio, il guizzo della tua scrittura.
Si va dal "caro" alla firma
dal cielo alla terra
dalla prima all'ultima riga
dai tetti alle nuvole.
Luciano erba (Milano 1922) è stato docente universitario e insigne francesista.
"Sì, entro la fine di luglio esce il libro, forse anche prima ...per il resto come vuoi che vada, a bagascia e a dua, alla bagascia e dura, come dicevano nel 1600 i nostri pirati...probabilmente...una risposta piratesca...Leggere leggo filosofia indiana, i Veda, quelle cose lì...salute? Bè, le gambe vanno un po' meglio, ho un'ernia che mi farò levare, i medici dicono che posso anche tenermela ma io vorrei togliermela di lì...Ho saputo che è morto il papà del marito della nostra amica Nerina...Questa notte, verso le tre ho guardato la Vita di Dante, alla televisione, la replica di una trasmissione del 1965 su Dante...eh, invece di fartele vedere alle nove di sera queste cose te le fan vedere di notte...eppure la gente non è vero che vuole rumenta, non è vero che vuole il peggio...ovvero, se alla gente dai il peggio la gente prende il peggio ma se le dai il meglio lo gusta, lo apprezza, mica vero che la gente apprezza solo le belinate...Cosa vuoi, la democrazia nella cultura è una boiata, nella cultura serve qualcuno che proponga, che stimoli...Qualcuno che sa...La democrazia va bene nelle questioni amministrative, va bene per controllare e arginare i poteri forti ma nella cultura no...la televisione deve essere di Stato, non dei privati, lo Stato deve avere il potere, deve avere nelle sue mani l'istruzione, per il bene di tutti, altrimenti ci tocca assistere al sopruso attuato dalle individualità più forti, più arroganti ...no, solo lo Stato può permettersi la violenza, per bloccare la prepotenza...Cosa è successo, è successo che i poteri forti hanno preso il sopravvento anche utilizzando i media, eh...media...parola latina che pronunciamo in inglese...eh..cosa ci fanno vedere...tavole rotonde, seghe mentali per confondere la gente...guarda gli americani che speculano attraverso i programmi e gli spot televisivi sui loro stessi morti, fanno schifo, speculano sulle Torri, sui loro morti là, alle Torri...Cosa vuoi, è così. Sei a Molare, si mangerà bene a Molare...eh...sei con i bambini...i bambini sono vitalità, è ottimo stare con i bambini, vederli, sentirli...sono vitali e non guardano in faccia a nessuno, proprio come la vita..."
mezzogiorno del 16 luglio 2007
"FORESTIERO SUL PO. EPISODI DELLA VITA DI LIGABUE", Edizioni Città Armoniosa, Reggio Emilia 1980
"Tante volte dopo cena lo portavo al cinema quando davano i film di Tarzan, di questo aveva una simpatia particolare perchè Tarzan difendeva le bestie, ma nel fil, delle volte le bestie venivano uccise dai cacciatori, allora lui si alzava in piedi e gridava contro loro brutte parole, la gente diceva: cos'ha quel matto lì da gridare, buttatelo fuori! Perchè alla gente piace il sangue, se non c'è, si addormenta al cinema, vogliono sempre il vinto e il vincitore. Poi ,con le buone maniere convincevo Ligabue ad uscire dal cinema e lui mi diceva: io esco, però mi portate da Sassi -era un impiegato di Guastalla in pensione- e da lui lo portavo. Questo uomo con una pazienza da santo lo ascoltava delle ore senza parlare, perchè Ligabue era solitamente silenzioso, ma quando cominciava a parlare non la smetteva più; ogni tanto con voce gentile chiedeva un marsala o un vermouth, anche la birra gli piaceva, se c'era; ricordo che questo Sassi a volte registrava tutto quello che diceva Ligabue, insomma con quest'uomo Ligabue trovava la parola facile, vedeva che i suoi sfoghi erano ascoltati con attenzione mentre parlava, e ogni tanto alzava la voce e il suo viso diventava aggressivo".
Sergio Terzi "Nerone" (Villanova di Luzzara RE 1939) Pittore.Fu anche autista e accompagnatore di Antonio Ligabue.
da "PENNA PAPERS", Garzanti, Milano 1984
"La grandezza di Penna nasce da una scelta semplicissima e estrema. Penna è il solo poeta del Novecento il quale abbia tranquillamente rifiutato, senza dare in escandescenze, la realtà ideologica, morale, politica, sociale, intellettuale del mondo in cui viviamo. Penna ha messo il mondo degli adulti tra parentesi. Non lo ha contestato, ma lo ha rifiutato come un mondo insignificante, un po' volgare, un po' miserabile, fatto di ridicoli imbrogli e di vanità risapute"
Cesare Garboli (Viareggio 1928- Roma 2004). Critico letterario poliedrico.
da "PECCATO DI GOLA", Edizioni Scheiwiller, Milano 1989
Innamorarsi: sì! di chi? di cosa?
dell' orma che si slabbra sul grecale?
del tuo sguardo che ferma l' aquilone?
innamorarsi del disamorare?
Sandro Penna (Perugia 1906- Roma 1977). Nasce in via Mattioli num. 7 da Armando Penna e Angela Antonione Satta.Il padre fa il commerciante e gestisce un bazàr in cui si vendevano le merci più diverse, dalle cravatte al sapone, dai profumi alle stringhe e dove Sandro stava a leggere Rimbaud "dopo aver spinto qualcuno all' acquisto di tre saponette a lire cinque piuttosto che di una a lire due". E' un donnaiolo, questo padre, seducente ed elegante. Ma è anche l'uomo che praticandogli un' iniezione di vitamine, quando Sandro è ragazzino, gli schizza l'alcol nell'ano. Da vecchio il poeta rimuginerà sulla possibilità della "diversità" del proprio padre.La madre, di origine sarda, è una florida donna ricercata nel vestire, cupa nel carattere e in guerra con il marito. Scontenta, distratta, abbandonica fu amata da Sandro con passione e rancore.
I Penna cambiano continuamente casa (sei case in cinque anni!) e via: vanno in vacanza, vivono da piccolo-borghesi benestanti. Finchè nel 1920 la donna se ne partì per Pesaro con la figlioletta lasciando il marito e i due figli maschi a Perugia.
Diplomato ragioniere (e pieno di disparate letture, da Benedetto Croce a Gide, da London a Crevel )vivrà facendo il commesso il contabile e poi il mercante d'arte. Pederasta innamorato dei ragazzi e della giovinezza, attanagliato dalla depressione, pettegolo e litigioso, trascorse la vecchiaia in povertà e malattia, consolandosi con gli analgesici e Chopin che ascoltava con il "registratore", in cassetta.
da "SANDRO PENNA. UNA BIOGRAFIA", Frassinelli, Varese 1990
"Con Pasolini andava per le borgate, all' Acqua Acetosa, a Ostia, all' Isoletta vicino San Paolo, nei posti dove stuoli di ragazzi si bagnavano nudi in acque fonde o stagnanti e vagolavano fra la vegetazione alta o fra gli sterpi.
Pier Paolo era solito unirsi a più adolescenti, preferiva gli amori di gruppo e rimandava alla fine col più attraente il suo pieno piacere; Sandro invece si appartava per ore con un solo ragazzo, del quale quasi sempre diveniva amico e confidente".
Elio Pecora (Sant' Arsenio, SA 1936) scrittore e giornalista. Vive a Roma.