da "LA TANA DEL SALMONE", Azimut, Roma 2007
" Nonno Osvaldo che guida un camion e percorre la sua Africa in lungo e in largo. Racconta dei bagni in un fiume infestato di coccodrilli o di quando ruba le capre a una tribù abissina, le carica su un camion e viene inseguito per tre giorni e tre notti, finchè lascia le strette stradine di montagna, arriva in pianura e riesce a distanziare i suoi inseguitori. Racconta di giovani abissine che nei villaggi regalano cesti di frutta e non dice altro..."
Raffaele Abbate (Benevento 1945) vive a Napoli.
sa "LE NOTTI DI PARIGI", Editori Riuniti, Roma 1996
" Tutto , nelle donne, deve avere un sesso, l'abbigliamento, la pettinatura, le scarpe, soprattutto le scarpe che devono essere tanto più curate in quanto sono la parte meno gradevole dell'abbigliamento. ..Ho visto ieri una donna cxon i tacchi larghi e bassi, l'avrei picchiata se avessi potuto picchiare una donna".
Restif de la Bretonne (Sacy 1734-Parigi 1806) scrittore di libri anche pornografici condusse una vita marcatamente sregolata. Da lui prende il nome la passione erotica per i piedi femminili (restifismo o retifismo).
da "PROFESSIONE DI FEDE DEL VICARIO SAVOIARDO", Marietti, Genova 1998
" Questi cristiani tanto mansueti da non saper fare altro che porgere la gola alle lame, divennero tra loro dei persecutori furibondi peggiori degli idolatri: tutti condivisero gli stessi eccessi, e il partito della verità non fu sostenuto con più moderazione di quello dell'orrore"
Jean-Jacques Rousseau (Ginevra 1712- Ermenonville 1778). Figlio di un piccolo artigiano, studiò sl cupo Ospizio dello Spirito Santo di Torino. Fece molti mestieri, dal lacchè al maestro di musica vagabondando tra la Svizzera e la Francia finchè non trovò una collocazione presso la sua amante e protettrice Madame de Warens la quale , però, dopo alcuni anni ebbe un nuovo favorito e Rousseau riprese a girovagare. Precettore, impiegato al catasto e, poi, a Parigi, filosofo "enciclopedista". Sposò una giovane cucitrice, Marie-Thérèse Le Vasseur con la quale ebbe cinque figli, affidati -tutti- a Istituti di pubblica carità. Con il successo e con i "colleghi" illuministi ebbe un rapporto difficilissimo. Con il passare degli anni fu assalito da manie persecutorie e negli ultimi tempi si isolò in una sofferenza piena di fantasmi.
da "LA PASSEGGIATA DI UNO SCETTICO", Serra e Riva Editori, Milano 1984
" Al primo posto c'è un vicerè che per paura di scorticarsi la pianta dei piedi, che gli sono diventati parecchio dolci, si fa tirare in un carro, o portare su un palanchino. Si dichiara educatamente umilissimo servitore di tutti quanti, ma sopporta conpazienza che i suoi satelliti sostengano che tutto il mondo gli è schiavo; e a forza di ripeterlo sono riusciti a farlo credere agli imbecilli, e di conseguenza a un bel po' di persone".
Denis Diderot (Langres 1713-Parigi1784). Figlio di un Mastro coltellinaio (e dunque di solida provenienza borghese-artigianale),studiò dai Gesuiti. Marito ostinatamente infedele della merlettaia Antoniette Champion conobbe la miseria e la galera per reati legati alle sue idee irreligiose.Fu animatore e coordinatore dell' Encyclopédie.
Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr'anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Sono nato a San Benedetto del Tronto, mio padre è pugliese, ho un fratello e una sorella di ventidue e quindici anni.
Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo. Da undici anni vivo solo. Ho fatto il liceo artistico, una decina di personali e nel '74 sono divenuto socio di una galleria d'arte a Pescara: "Convergenze", centro di incontro e di formazione, laboratorio comune d'arte. Sempre nel '74 sono sul Bolaffi. Dal '75 vivo a Bologna. Sono stato tesserato dal '71 al '73 ai marxisti-leninisti.
Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare cariato e mal curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d'inverno porto sempre i guanti.
Ho la patente da sei anni ma non ho la macchina. Quando mi serve, uso quella di mia madre, una Renault 5 verde. Dal '76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile "Frigidaire". Mio padre, anche lui svogliatissimo, è il più notevole acquerellista ch'io conosca. Io sono il più bravo disegnatore vivente. Amo gli animali ma non sopporto di accudirli.
Morirò il sei gennaio 1984.
(Andrea Pazienza da Paese Sera, 4 gennaio 1981)
" senti...a sabatelli è piaciuta molto la tua interfazione...l'altra volta non te lo avevo detto ma già...mi sono perso, l'altra volta...eh, già...come dici tu io sono un digressore...ma, insomma gli è piaciuta e vorrebbe che tu trovassi un titolo...hai tempo...ecco: detta:...ah...originale, ho capito, non è male...sì...va bene, detta piano...ti manderò un sacco di copie del libro, ecco così potrai distribuirle agli amici...hai la maturità ora, so che è uscito il tema su dante, so che nessuno lo ha fatto, figurati: dante! hanno 19 anni questi ragazzi ma...mica è colpa loro...respirano il clima generale...è colpa del clima generale, di questo clima, loro non ne possono nulla...figurati: eh, dante!"
22 giugno 2007 tarda serata ore 23.30
da "L'INCERTEZZA DEI SOGNI", Feltrinelli, Milano 1983
"Non credo che i sogni siano premonitori, nè che schiudano l'accesso a un mondo meraviglioso, nè che celino, o lascino trapelare, gravi e indiscutibili segreti. Non apprezzo minimamente le loro pretese virtù poetiche. Infine ritengo del tutto ridicola, ed è il meno che si possa dire, l'opinione secondo la quale i sogni sarebbero la consolazione del genere umano".
Roger Callois (Reims 1913-Kremlin -Bicetre 1978). Figlio della piccola borghesia fu uomo di lettere, antropologo, mineralologo, amico di Bataille e sincero surrealista. Negli anni sessanta cominciò a scrivere testi sulle pietre. E' stato esploratore di molti luoghi inesplorati.
Per tutto è sotto il cielo una stagione
Per ogni evento un'ora
Un'ora per nascere
Un'ora per perire
Un'ora per piantare
Un'ora per sradicare
Un'ora per uccidere
Un'ora per preservare
Un ora per abbattere
Un'ora per ricostruire
Un'ora per le lacrime
Un'ora per le risa
Un'ora per il distacco
Un'ora per le danze
Un'ora in cui scagli le pietre
Un'ora in cui le accatasti
Un'ora per braccia che abbracciano
Un'ora per braccia che si ritraggono
Un'ora per la ricerca
Un'ora per l'abbandono
Un'ora per tenere
Un'ora per lasciar andare
Un'ora per lacerare
Un'ora per ricucire
Un'ora per tacere
Un'ora per dire
Un'ora per amare
Un'ora per l'odio
Un'ora per la guerra
Un'ora alla pace dedicata
(Qohélet - 3)
13 Agosto
Ieri sera ho bevuto molto, forse troppo. Mi piace bere, mi sciacqua, mi lavro e mi slavo, m'inondo, m'allago, ho voglia di Bolsena, anche se mi costa fatica; ma io amo la fatica, sessualmente mi reputo un cane da punta, un temperamatite dell'eros, un ricercatore d'oro in poi, un moschettiere dei tre amori (mio, loro e nostro).
I corpi, prima li adoro poi li odoro, e sono convinto che l'anima altro non sia che un corpo, e ogni parte del corpo ha il suo cuore. La bocca è la classica ruga aperta a ogni esperienza, così come un seno a cascata è segno di senilità, e un avo mangiato in fretta da un parente è segno di avidità.
(Alessandro Bergonzoni, E' già mercoledì e io no - Mondadori, 1992