da "LETTERE A UN AMICO VESCOVO", La Locusta, Vicenza 1980
" Trieste 26 settembre 1956
Carissimo amico,
grazie per la sua lettera. Ma sto così male, che posso appena risponderle. Inoltre ho mia moglie all' Ospedale in condizioni gravissime...e tante altre cose...Sono rimasto del tutto solo, in condizioni (anche economicamente) impossibili. Mai avrei pensato un finale così tremendo ad una vita che fu sempre difficile.
Non so (e non mi interessa di sapere) quando lei potrà vedermi (se ne avrà la voglia) alla televisione. Hanno tanto insistito, sono venuti tre volte a Trieste che, infine, non ho saputo resistere. Dio sa il male che ho fatto ad espormi, sono anni che ho cercato di far capire a tutti (inutilmente) che ero, in realtà, morto. Ho letto a casa mia, diventata con tutte quelle macchine, un inferno, alcune vecchie poesie. E stop.
Don Fallani mio, credo assai difficile che possa rivederla a Roma. Sappia comunque che le voglio bene e che spesso ho pensato a lei. Le ho procurati diversi amici, che vengono (alcuni) alle sue conferenze, e che lei forse non conoscerà mai, perchè o non stanno a Roma, o hanno riguardo d' avvicinarla.
Sono il suo povero
Saba
Umbero Saba (Trieste 1883- Gorizia 1957) .Lui e la madre furono abbandonati dal padre di cui Umberto, da adulto, rifiuterà il cognome "Poli" mutandolo in Saba (che in ebraico significa "pane". Da parte materna ,infatti, il poeta era di origine ebraica). Studiò all' Istituto Nautico.Partecipò alla grande guerra ("fui cattivo poeta e buon soldato") e visse una vita minata dalla sofferenza psichica.Sue città furono, oltre alla cara Trieste (dove nella vecchiaia farà il libraio antiquario), Firenze, Parigi, Roma e Gorizia. Dal suo matrimonio con Lina nacque Linuccia, che fu compagna di Carlo Levi.