Aurelio Valesi

"son uno che si chiede la ragione del mondo e del suo avvelenato fiore"

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giovedì, 31 maggio 2007

UMBERTO SABA

da "LETTERE A UN AMICO VESCOVO",  La Locusta, Vicenza 1980


"  Trieste 26 settembre 1956


Carissimo amico,

grazie per la sua lettera. Ma sto così male, che posso appena risponderle. Inoltre ho mia moglie all' Ospedale in condizioni gravissime...e tante altre cose...Sono rimasto del tutto solo, in condizioni (anche economicamente) impossibili. Mai avrei pensato un finale così tremendo ad una vita che fu sempre difficile.

Non so (e non mi interessa di sapere) quando lei potrà vedermi (se ne avrà la voglia) alla televisione. Hanno tanto insistito, sono venuti tre volte a Trieste che, infine, non ho saputo resistere. Dio sa il male che ho fatto ad espormi, sono anni che ho cercato di far capire a tutti (inutilmente) che ero, in realtà, morto. Ho letto a casa mia, diventata con tutte quelle macchine, un inferno, alcune vecchie poesie. E stop.

Don Fallani mio, credo assai difficile che possa rivederla a Roma. Sappia comunque che le voglio bene e che spesso ho pensato a lei. Le ho procurati diversi amici, che vengono (alcuni) alle sue conferenze, e che lei forse non conoscerà mai, perchè o non stanno a Roma, o hanno riguardo d' avvicinarla.

Sono il suo povero

         Saba







Umbero Saba (Trieste 1883- Gorizia 1957) .Lui e la madre furono abbandonati dal padre di cui Umberto, da adulto, rifiuterà il cognome "Poli" mutandolo in Saba (che in ebraico significa "pane". Da parte materna ,infatti, il poeta era di origine ebraica). Studiò all' Istituto Nautico.Partecipò alla grande guerra ("fui cattivo poeta e buon soldato") e visse una vita minata dalla sofferenza psichica.Sue città furono, oltre alla cara Trieste (dove nella vecchiaia farà il libraio antiquario), Firenze, Parigi, Roma e Gorizia. Dal suo matrimonio con Lina nacque Linuccia, che fu compagna di Carlo Levi.

postato da: irazoqui alle ore 14:58 | link | commenti (2)
categorie: umberto saba, --prossimità
mercoledì, 30 maggio 2007

THOMAS HOBBES

da "BEHEMOTH", Laterza, Bari 1978

"Confesso che, a quanto ho osservato nella storiografia e negli altri scritti dei pagani, greci e latini, questi ultimi non erano per nulla inferiori a noi in fatto di virtù e doveri morali, anche se noi abbiamo avuto tante prediche e loro nessuna. Confesso anche d'aver pensato che tante prediche siano un danno, tenuto conto del male che può derivare dalla libertà accordata ad alcune persone, tutte le domeniche, o anche più spesso, di arringare tutto il popolo d' una nazione nello stesso tempo, senza che il potere civile sappia quel che diranno; e tenuto anche conto del fatto che in nessuna parte del mondo al di fuori della cristianità è permessa una cosa simile, nè, di conseguenza vi sono guerre civili per motivi di religione. Ma, malgrado tutto, non arrivo a convincermi che possano esser troppo frequenti prediche che ricordino al popolo i vari punti del loro dovere verso Dio, e verso gli uomini; purchè siano tenute da uomini posati, giudiziosi, maturi, che sono riveriti dal popolo; e non da giovanotti superficiali, che giuocano con le parole..."


Thomas Hobbes ( Malmesbury 1588- Hardwick Hall 1679). La sua vita è legata, attorcigliata quasi, alle vicende politiche del suo tempo a cui prese parte come studioso e intellettuale "militante".

postato da: irazoqui alle ore 20:44 | link | commenti (1)
categorie: --arcipelaghi, thomas hobbes
martedì, 29 maggio 2007

ARTURO VERCELLINO

da "USC-TARIJA PARADIS. POESIE IN DIALETTO CASSINELLESE", De Ferrari Editore, Genova 2001



Bàin bàin iéin



Per dite quant at voi bàin

um poò-sg anche u to daìnc rifò

e titte qual trasandàire

id suvrisc-man-na.

Per dite quant at voi bàin



Amore amore uno:
Per dirti quanto ti amo/ mi piace anche il tuo dente rifatto/ e tutte quelle trascuratezze/ dei giorni feriali./Per dirti quanto ti amo.



Arturo Vercellino (Cassinelle, Alessandria) è insegnante al Liceo di Acqui Terme, nell' Alto Monferrato. Ogni tanto va a recitare le sue poesie a qualche festa di paese.

postato da: irazoqui alle ore 22:41 | link | commenti (2)
categorie: --prossimità, arturo vercellino
lunedì, 28 maggio 2007

MARIANGELA GUALTIERI

da "FUOCO CENTRALE E ALTRE POESIE PER IL TEATRO", Einaudi, Torino 2003



Corona 9

del chi



Ha sfoltito le onde fatto

nascere cinque gattini

nel mese di maggio

s'infila nei chicchi dell' uva

e del grano senza che s'alzi

rumore, senza uno sparo

un urlo.

Non c'è bisogno di dire di sì.



1992



Mariangela Gualtieri (Cesena 1951) vive e lavora nella città natale. Nel 1983 ha dato vita, con Cesare Ronconi, al Teatro Valdoca.

postato da: irazoqui alle ore 17:38 | link | commenti (4)
categorie: mariangela gualtieri, --arcipelaghi
sabato, 26 maggio 2007

Al telefono (ancora)

La signora Mirella: torna a casa fra un po'. Farà da qui una riabilitazione. Sta bene. E lei? E il papà di suo marito? No, no... non deve avere paura, lei deve essere forte. Ed io: son forti le donne che han partorito. Il parto le rende sicure. La signora Mirella: l'ho detto alla Brigida che Priàno l'ha citata. Una prefazione originale. Ma la Brigida non si è molto commossa, sa, i cani.

Valesi: Pavese. Sì, Pavese. Era dura l'Italia di quegli anni. E lui un malinconico, nel senso più nobile. Ed io: si ricorda Pierina, che bruciava la vita da due parti? E, dice lui, che frase bellissima. E poi ancora Agonia: girerò per le strade. E le sue poesie del disamore... e Valesi: che titolo meraviglioso, poesie del disamore. Pavese che scrive. Le sue lettere a Fernanda Pivano. Non è malinconica, lei, la Pivano. Antipatica. Il mio libro uscirà intorno ai giorni del mio compleanno. Priàno ha scritto di Brigida. Ed io: si ricorda Paesi tuoi? Ho cominciato a pensare alla profonda bellezza della follia leggendolo, a 14 anni. E poi ancora, si parla di amore. Siamo simili, lei ed io, in questo senso, non depressi, soltanto a tratti impauriti. Ma amiamo la vita. Quando rientrerà a casa, le scriverò una lettera. Posso? Che cosa bella le lettere, questa cosa antica.

postato da: MoleStine alle ore 21:30 | link | commenti
categorie: --al telefono

AL TELEFONO 16

"quando scrivi della compulsiva necessità di rendere testimonianza, nella tua prefazione al mio libro, dici una cosa vera, vera e che mi fa piacere. e sono contento che tu abbia parlato di brigida, il cane...e mirella sarà più contenta ancora, grazie, grazie davvero sai. l'animale, il cane, sente su di sè il corpo per quello che è...è vero, è così. con poche parole hai scritto cose vere e le cose vere si possono scrivere solo con poche parole. pavese diceva: einaudi dice cose di me che sembra mi pigli in giro ma il bello è che non mi piglia in giro. e della tua prefazione direi lo stesso...sono molto contento. e sono lieto che tu abbia parlato di nerina...si nerina ho provato a chiamarla dalle sei alle otto volte. non risponde. dille che la penso così come penso a garota. digli che lo penso"



sabato 26 maggio ore 14.00

postato da: irazoqui alle ore 13:41 | link | commenti (1)
categorie: --al telefono

MASSIMO CAPPITTI - MARIO LIPPOLIS

da INTERVISTA A VINCENZO GUAGLIARDO" in COLLEGAMENTI. PER UNA TEORIA LIBERTARIA. num 11 nuova serie gennaio-giugno 2007, a.VI-n.1, Genova, e-mail walker10646@fastwebnet.it







C. La figura del pentito è davvero riassuntiva dell' epoca nostra







G. Il vero grande pentito, in senso serio, è D' Alema. I grandi pentiti sono del PCI. Si parla dei pentiti della lotta armata, si parla di Giuliano Ferrara e si dimentica quella traiettoria dei vari D'Alema, che è la traiettoria più alta, la via maestra. "Pentito" tra virgolette. In realtà la liquidazione della sinistra rivoluzionaria c'era già tutta in Togliatti e nei dirigenti degli anni precedenti, però non bastava e viene fuori una dirigenza che suicida un  partito, una forza elettorale enorme. E non si capisce bene per cosa.







Massimo Cappitti (1958), insegna Diritto in un Liceo del Tigullio, in Liguria



Mario Lippolis



Vincenzo Guagliardo (1948), attualmente è detenuto per avere militato, in passato, nelle Brigate Rosse.

postato da: irazoqui alle ore 13:35 | link | commenti
categorie: --arcipelaghi

ELENA BONO

da " I GALLI NOTTURNI", Garzanti, Milano 1952







ALL' ITALIA CHE HA COMBATTUTO SUI MONTI





Piccola Italia, non avevi corone turrite



nè matronali gramaglie.



Eri una ragazza scalza



coi capelli sul viso



e piangevi



e sparavi.





ELENA BONO ( Sonnino, Latina 1921) ha vissuto la giovinezza a Chiavari, dove ha partecipato alla resistenza.

postato da: irazoqui alle ore 01:28 | link | commenti
categorie: --prossimità
mercoledì, 23 maggio 2007

KARL KORSCH

da "Karl Marx", Laterza,  Bari 1977


"Anche il progresso a cui esso costringe la borghesia nella lotta di classe, non è più per il proletariato un progresso borghese, ma un suo proprio affare. "


Karl Korsch (Tostedt 1886- Cambridge, Massachussets 1961). Nel 1919 aderisce al Partito socialdemocratico indipendente, di tendenza centrista, e nel 1920 al Partito comunista tedesco unificato . Si scontrò sia con l'anima socialdemocratica del Partito da lui vista come riduzione riformistica del pensiero marxista sia con la linea filosovietica del comunismo tedesco. Accusato di revisionismo e di idealismo venne espulso dal Partito nel 1926. Non ripudiò le proprie posizioni , lasciò la Germania per l' Inghilterra e poi per la Danimarca. Nel 1936 emigrò negli Stati Uniti.

postato da: irazoqui alle ore 21:22 | link | commenti
categorie: --arcipelaghi, karl korsch

GIANNI BAGET BOZZO

da "FEDELE NELLA DISUBBIDIENZA", L'Argonauta, Latina 1989


"Ma allora dov'è Dio in America Latina? Di fronte ad una situazione che non ha vie d'uscita sempre il problema religioso, se è posto, viene posto in modo radicale. La teologia della liberazione è nelle sue varie forme, prescindendo dalle loro differenze e dalla loro diversa qualità, il tentativo di articolare una risposta credente ad una domanda religiosa naturale: è dunque un tentativo ecclesiale.

Poniamo che il cardinale Ratzinger riesca nel suo intento e che la Chiesa affermi che la teologia della liberazione è una nuova eresia. Ebbene ciò, piaccia o non piaccia alò cardinale, avrebbe conseguenze radicali: non principalmente politiche, ma religiose, spirituali, ecclesiali". 18 agosto 1984

"Per questo è meglio lasciare che i morti seppelliscano i loro morti. Il latino certo non sarà mai dimenticato: non è possibile un'umanità che si lanci sulle vie del futuro perdendo le proprie memorie. Ma una umanità che confonde le vie del futuro con le proprie memorie è una umanità che disperde se stessa...Non possiamo più chiedere nella lingua di Cicerone nè che venga il regno dei cieli, nè che ci venga dato il nostro pane quotidiano. Siamo entrati in un nuovo e diverso mondo. Ed è giusto che finalmente anche la Chiesa riconosca che quello che è passato è veramente passato. Quelli che le consigliano di rinchiudersi nel proprio passato come in una torre d'avorio vogliono che essa in questa torre d'avorio rimanga chiusa per sempre". 31 ottobre 1984


"Ma i buoni cristiani americani si consolino: una forte difesa nazionale è necessaria ma, prima di Armageddon essi saranno rapiti con Cristo nei cieli. Sulla terra rimarranno gli altri, tra cui segnatamente gli europei occidentali, visto che i neofondamentalisti americani vedono nei paesi del Mercato comune gli alleati dell' Impero malvagio".


"Tra Falwell e Ratzinger c'è uno stretto legame: la stessa visione radicalmente pessimistica e drammatica della storia del mondo. Alla teologia della liberazione essi oppongono la teologia della catastrofe. Tuttavia, dopo il Concilio Vaticano , fa impressione sentire un cardinale definire le religioni non cristiane come regimi di terrore, come strumenti di Satana. Se questo è vero, il Concilio ha radicalmente sbagliato perchè ha visto in esse una via di salvezza, addirittura delle forme diverse di appartenenza all' unico popolo di Dio"  10 novembre 1984


"Le certezze di Giovanni Paolo II sono certezze fondate sull' assenza del problema e sono perciò certezze banali. Esse convincono solo chi pensa come i ciellini.  Il segreto della formazione di don Giussani è chiaro ed è, in questo senso, di alto livello: consiste non nell'offrire soluzioni, ma nell'insegnare a rimuovere i problemi". 10 luglio 1985


"Un documento inaccettabile: questa è la prima definizione che sorge spontanea leggendo la Lettera sull'omosessualità che il cardinale Ratzinger ha indirizzato ai vescovi cattolici...In questo caso la discriminazione sociale e pubblica dell' omosessuale come tale ha un solo antecedente storico: la discriminazione dell' ebreo, che ebbe la sua massima forza nel nazismo. Il cardinale Ratzinger, proprio per il paese da cui proviene, avrebbe il dovere, più d'ogni altro, di fare attenzione al delicato punto in cui il reato tocca la pelle e non la scelta. Essere omosessuale è tanto poco scelta quanto l'essere ebrei...Mentre la Chiesa ritiene che la verginità sia un dono e un carisma personale, la pratica di un consiglio evangelico non imposto da alcuna norma ma prodotto solo dalla vocazione della grazia, la Lettera afferma che gli omosessuali debbono rimanere vergini per natura o per destino" 1 novembre 1986


"Ma anche per questo è importante sconfiggere quel neonaturalismo cattolico che proibisce l'uso degli anticoncezionali e che è un ostacolo obiettivo a una vera educazione sessuale, unico mezzo per dare al ragazzo il modo di governare la sua sessualità" 16 maggio 1987


"Il drogato non è una figura anomala: è l'espressione di uno dei modi della ricerca di senso della coscienza infelice" 24 agosto 1987


"Possono le Chiese dire ad una donna sieropositiva di onorare in ogni caso la fecondità coniugale e di rigfiutare l'aborto, se la sieropositività la coglie in stato di gravidanza? E questa domanda ha sullo sfondo una questione più generale: si possono dare in un mondo complesso come il nostro regole morali assolute che non guardano ai danni che possono derivare dalla loro applicazione?"  18 gennaio 1988


"Alzi la prima pietra chi si senta di dire: tu donna devi accettare di essere madre anche se non lo vuoi" 10 maggio 1988.



Gianni Baget Bozzo (Savona1925). Ordinato sacerdote a 42 anni .Prete e democristiano fino alla metà degli anni settanta lasdcia lo scudo crociato per il PSI craxiano. Nel 1984 è eletto per il parlamento europeo nelle file socialiste. Viene sospeso a divinis con il divieto di confessare e di dire messa pubblicamente. Sarà, nel 1994, tra i fondatori di Forza Italia assumendo posizioni etiche e culturali molto diverse da quelle del "periodo socialista" esposte qui sopra . Nel 1999 recita nel film di Pieraccioni, "Il pesce innamorato".

postato da: irazoqui alle ore 16:00 | link | commenti
categorie: --prossimità, gianni baget bozzo