Mio padre non è contento che io abbia scelto di iscrivermi alla facoltà di Psicologia. Avrebbe preferito Giurisprudenza a suo parere più adatta a me. Ma io ho scelto Psicologia. Mia sorella Anna ha scelto Medicina e poi si è specializzata in neuropsichiatria infantile. Sia a mia sorella che a me interessa la psicoanalisi: ad Anna piace Freud, a me Jung.
Visto il nostro interesse, papà ci regalava, nelle grandi occasioni, un po' alla volta, le opere complete dei nostri autori preferiti: ad Anna Freud a me Jung. Quando sui quotidiani usciva un articolo su Jung, me lo teneva da parte e lo stesso faceva con Anna per quanto riguardava Freud. O me lo dava direttamente lui, o lo trovavo in camera mia, magari accompagnato da una frase affettuosa.
Agnese Moro, Un uomo così, Rizzoli - 2003
da "IL TERRORISMO ITALIANO 1970/1978", Rizzoli Editore, 1978 Milano
" I tre che più si assomigliano all' immagine del terrorista politico, colto, riservato o come preferiscono dire discreto sono Semeria, Franceschini e Ognibene, tutti e tre con gli occhiali a montatura leggera da intellettuale, precisi, minuti. Renato Curcio con il suo maglione da sciatore, blu con la riga bianca, potrebbe stare nella polifonica trentina, Basone in qualsiasi club del Torino o della Juventus, la Mantovani in qualsiasi cattedra di scuola magistrale. In fondo l' unico assomigliante interamente a se stesso, cioè a un Nazareno della provincia italiana, cioè a un ragazzo di Nomadelfia, è il Ferrari, capelli e barba biondo rame, occhi azzurri, uno sguardo vero, disperato, il primo, quando, finita l' udienza un carabiniere gli chiude le manette ai polsi e gli altri, i liberi, già se ne escono verso una giornata di sole e di vento".
Giorgio Bocca ( Cuneo 1920). Del cuneese ha la faccia larga, tirata via dal legno di un albero, il carattere schivo e non pacifico, i modi burberi e impacciati, la timidezza. Partigiano di Giustizia e libertà è approdato ad uno standard di pensiero medio-borghese-illuminista dopo essersi lasciato "stregare" dal primo Craxi, incuriosire dal Bossi barbarico degli inizi e dalle magnifiche sorti del neocapitalismo italiano (il giovane Berlusconi).
Oggi, prese le distanze da tutto questo, meno cinico e ingenuamente furbesco di quanto fosse stato nei cinici e furbeschi (e ingenui) anni Ottanta difende un' idea di società "di sinistra" liberalsocialista e solidale.
Ama lo sci e le montagne, i vini saporiti e i vigneti da cui vengono fuori, le nebbie delle Langhe e le facce "sorelle" che le abitano.
da "ANDARE AI RESTI. BANDITI, RAPINATORI, GUERRIGLIERI NELL' ITALIA DEGLI ANNI SETTANTA", DeriveApprodi, Roma 2004
"Ho sempre avuto una grande ammirazione per Urlike Meinhof, anche lei tra i primi obiettivi si era posto quello della liberazione di alcuni compagni. Un esempio che ritenevo giusto seguire. Le nostre forze erano limitate e tra i compagni del movimento non trovavo molte attenzioni verso le mie richieste. E' dentro il collettivo femminista, in cui sto anche se non mi identifico interamente, che trovo le risposte che cercavo. Qua apro una piccola parentesi. Il movimento femminista è stato tante cose. In mezzo c'erano le radical chec del cazzo, ma c' erano anche tante altre cose. Per le donne che avevano scelto di lottare, rompere l' oppressione e il dominio era una cosa più esistenziale che politica. Mettersi in pista per tirare fuori un compagno rientrava in questa logica. Qua dobbiamo iniziare a fare i conti con la nostra arretratezza di fronte agli obiettivi concreti della lotta rivoluzionaria. Avevamo rivoltato il mondo come un calzino, scritto, detto e urlato cose terribili, ma una volta di fronte al mostro non sapevamo neppure da che parte incominciare per scalfirlo".
Emilio Quadrelli (Genova 1956) vive nella città in cui è nato e collabora con l' Università di Genova e con il sociologo Alessandro Dal Lago. Ha fatto la galera per "reati contro il patrimonio", è culturista e studioso della cultura delle palestre. In inverno indossa un rude giaccone militare. Ama - da marxista- l' intelligenza di autori come Sant' Agostino,Carl Schimitt, Céline, Junger.
da " 22 OTTOBRE. UN PROGETTO DI LOTTA ARMATA A GENOVA (1969-1971)", Annexia Edizioni, Genova 2005
"Sul treno che a metà ottobre del 1969 lo portava da Ivrea a Genova Mario Rossi aveva già fatto la sua scelta. Si era licenziato dalla Chatillon e aveva deciso che avrebbe seguito l'esempio dei suoi eroi. Le lotte, ne era certo, sarebbero continuate per un bel po' e questo era sicuramente un bene. Ma era necessario che qualcuno alzasse il tiro, spostasse lo scontro su un terreno più radicale, militare. Si capisce che doveva avvenire nei modi e nei tempi dettati dalla situazione italiana ma l' importante era porsi l'obiettivo; il seguito sarebbe venuto strada facendo. Aveva in mente che i primi interlocutori del suo progetto sarebbero stati i suoi amici del quartiere, quelli con cui era diventato grande, come lui animali di periferia: stessa frequentazione della sezione comunista, stessi bar, stessi segreti. Con loro aveva passato ore -tempo rubato alla cena, al lavoro, al sonno- a parlare delle cose più strampalate, e anche di quelle più importanti del mondo. Si erano sempre detti tutto e anche questa volta avrebbe fatto così.
Per primo aveva parlato con Giuseppe Battaglia (n. 1946) . Meridionale, temperamento appassionato, rigoroso, di quattro anni più giovane, si occupava tra l'altro di minori disagiati all' interno della comunità di S. Gottardo. Unico a non avere in comune con gli altri che verranno contattati subito dopo la provenienza dalla "Rino Mandoli", sezione del PCI di piazzale Adriatico, Battaglia era un cattolico impegnato a fondo nei gruppi di base: un' altra delle esperienze fondamentali maturate in Italia neiu due anni precedenti". Era la Chiesa, quella di base, che si muoveva e cambiava. Un fatto che all' epoca aveva suggerito a molti che le divisioni di decenni stavano per essere superate. Per Rossi una conferma che era venuto il momento di fare qualcosa di nuovo. Del resto anche Battaglia si era dichiarato d' accordo.
Dopo di lui era stata la volta di Adolfo Sanguineti (n. 1947) in seguito- quando si erano scelti un nome per la lotta- detto Haiti per via delle sue frequentazioni dei mari del Sud. Marittimo, spavaldi baffi a manubrio, una certa propensione all' alcolismo, Sanguineti era un giovane padre di due figli. Ma non aveva avuto dubbi...A seguire era stata la volta del trio degli inseparabili..."
Paolo Piano
da " ARMI E BAGAGLI", Edizioni Costa & Nolan, Genova 1987
"C' era un fondo frustrato di positivismo ingegneresco nei bierre che ho conosciuto a Genova, che li rendeva assolutamente diversi dagli altri esponenti del movimento e li faceva seri e pedanti"
Enrico Fenzi, già docente di Letteratura italiana all' Università di Genova, studioso di Petrarca, è stato più volte arrestato e condannato per appartenenza alle Brigate Rosse, dalle quali si è dissociato nel 1982.
da "VENTI MESI CONTRO VENTI ANNI", Istituto Storico della Resistenza in Liguria. Distribuito a cura della Nuova Italia, Firenze 1968.
" Anche a Voltri, con l'avvento del fascismo la situazione del paese diventò preoccupante. Alle scapigliate, goderecce, ma non sempre malvage imprese fin de siècle dei figli di papà e alla sufficienza paternalistica dei signori, subentrarono le spedizioni punitive effettuate dai senza cappello in camicia nera, mobilitati e foraggiati dai padroni del vapore, preoccupati e persino offesi dal fatto che i lavoratori voltresi riponessero tanta fiducia nell' azione dell'Amministrazione socialista e nella Camera del Lavoro che, pur con mezzi diversi, pretendevano rivedere le bucce ai padroni. Anche qui case devastate, furti, mobili gettati dalla finestra o fracassati; anche qui olio di ricino e bastonature e brutalità, talvolta con conseguenze mortali, come nel caso del giovane Riba, colpevole soltanto di essere figlio del locale deputato socialista; anche qui persecuzioni e discriminazioni che costrinsero all' esilio tanti giovani e non poche famiglie".
Augusto Miroglio (1908), figlio di contadini piemontesi che si trasferirono a Genova nel 1910 aderisce al PCI nel 1940. Fa il partigiano nella VI Zona Liguria. Nel 1949 passa al PSI.
da "CAMALEONTI ED ALTRI ANIMALI", Edizioni nuova Ipazia, Ragusa 1993
"La disfatta delle utopie lottacontinuiste reintroduce poi tra gli ex compagni di piazza le neglette differenziazioni classiste. Sofri, discretamente avvicinatosi al PSI, intraprende una promettente carriera universitaria. Pietrostefani sfrutta accortamente rapporti familiari e clientele socialdemocratiche, trasformandosi in dirigente aziendale delle partecipazioni statali: resterà pur sempre alla testa della classe operaia. Marino, privo della cultura e delle amicizie dei due vecchi compagni, finisce allo sbando e cerca di tirare avanti la baracca tra la vendita di patatine fritte sul lungofiume ligure di Bocca di Magra e le rapine a mano armata nella provincia dell' Italia settentrionale. Nonostante i denari ottenuti in prestito dai vecchi compagni di lotta, il nome di Leonardo Marino compare più volte sul bollettino dei protesti.
Arrestato dai carabinieri per reati di poco conto, nel luglio 1988 si accusa di ben altro che di quattro furtarelli: asserisce di avere partecipato, il 17 maggio 1972, all' assassinio del commissario Luigi Calabresi (ritenuto responsabile della morte dell' anarchico Pinelli) , su precise istruzioni di Pietrostefani e col beneplacito di Sofri".
Gianni Olmi
"E' faticoso andare a trovarlo?"-- Sa, ci sono tutti quei camion che sembra si rovescino, così instabili. Quando torno sono stremata, poi mi consolo con i mie gatti.
La abbraccio.
"Sto bene, a parte il piede che ogni tanto tira e fa un male boia ma...sto leggendo delle cose di Guerrini, cose ottime, acute...sai lui era un romagnolo, un sanguigno...però era anche mite...e amaro...Guerrini l'han tagliato fuori perchè era antifascista, anticomunista e antidemocristiano, figurati, negli anni sessanta e settanta questo significava essere esclusi...lui detestava dario bellezza...Detestava Pasolini , imputava a Pasolini scarsa onestà intellettuale...Aveva abbastanza ragione Guerrini, io credo...sai Pasolini ha fatto con il cinema un'operazione colossale di consumismo e poi lo menava con il consumismo...non che non avesse del genio...era geniale, Pasolini...era svitato, incasinato...inguaiato con i ragazzini...destestava i ragazzini del consumismo che non erano più i ragazzotti arcaici della civiltà contadina...eh...volevano i soldi...si eran fatti furbi...e poi, cazzo, lui che vedeva il fascismo ovunque...e non ha saputo denunciare con fermezza i partigiani comunisti filoslavi che gli hanno ucciso il fratello, e cazzo un intellettuale non è solo uno che pensa, è uno che certe cose le deve dire...Questa faccenda dei partigiani filoslavi è una cosa che non mi va giù, c'è di mezzo il nostro internazionalismo d'allora, un internazionalismo da coglioni...capisci, in nome dell'internazionalismo ci facevamo portare via dai comunisti slavi le città e le terre, la nostra gente, e quelli là in nome dell' internazionalismo si prendevano un pezzo di casa nostra...Sono prepotenze...furbizie...guarda l' Iraq che non accetta l'imperialismo americano. Io sono e mi sento occidentale, l'occidente è la mia patria, mi ci trovo bene ma...ma gli iracheni che sparano hanno ragione perchè non si può andare in casa di uno a spostargli i mobili: questa sedia qui, quel divano là...e gli americani sono intollerabili...poi mi dicono che sono filoarabo, col cazzo...non sono filoarabo per un cazzo ma quello che è giusto, quello che è davanti agli occhi...cosa ci crediamo noi occidentali, che le donne irachene abbian solo voglia di prenderlo in culo e fare pompini? che ogni donna della terra abbia solo voglia di consumo, di sesso....ma l' Islam è una civiltà grande, una civiltà immensa e non sono quattro radicaloidi che ti possono parlare dell' Islam e della donna nell' Islam...nè quattro radicaloidi nostrani nè i nostri giornali, la nostra subcultura mediatica..."
24 aprile 2007 primo pomeriggio
da "LA FRECCIA DEL TURCHINO. STORIA ILLUSTRATA DEI TRASPORTI PUBBLICI TRA GENOVA E IL MONFERRATO", Compagnia dei Librai, Genova 1999
" Fin dai primi servizi, sul tetto delle autocorriere era prevista una robusta struttura a gabbia -utilizzata per il trasporto dei bagagli voluminosi che non potevano essere recati in vettura al seguito del passeggero- alla quale il fattorino accedeva tramite una scaletta in due sezioni sistemata sul retro del veicolo.
Il ricorso sempre meno frequente all' "imperiale"(così veniva definito lo spazio utile sopra gli autobus) e conseguentemente il suo progressivo ridimensionamento fino alla definitiva scomparsa sulla maggioranza delle vetture di linea può apparire di significato marginale, ma a ben vedere è estremamente significativo della fine di un' epoca.
Della fine degli anni in cui chi "andava in campagna" in Piemonte con famiglia e bagagli utilizzava le corse della Fratelli Zaninetta, e degli anni in cui si ricorreva alle corriere per il trasporto delle merci più svariate: si perdeva molto tempo nel carico e scarico, certo, ma gli altri viaggiatori erano pazienti perchè consapevoli che quello era per molti, ed in definitiva per un paese, per una località, l'unico mezzo di trasporto disponibile. E, pensando ai maialini che viaggiavano sull' autobus di Zunino che nel Cinquanta collegava Olbicella a Molare ed Ovada, ci accorgiamo anche qui che in pochi decenni è cambiato il mondo".
Corrado Bozzano (Genova 1945) lavora presso un'azienda di credito.
Roberto Pastore ( Genova 1946) lavora in una società di ingegneria ambientale.
Claudio Serra ( Genova 1966) lavora in ambito storiografico.