"Eh...quel racconto di Fenoglio, La Malora...che forza, forza nuda in un contesto di nudità che richiama seppure facendo un po' di passaggi un'altra nudità, quella di Dostoevskij, il Dante russo. Uno ci pensa e si accorge che fino alla fine del Settecento in Russia c'erano buoni e magari anche buonissimi scrittori ma niente di davvero fuori dall'ordinario e nell'Ottocento invece...tutti straordinari questi scrittori russi, tutti stupefacenti e sopra gli altri Dostoevskij...Ricordo che fu Nixon a dire (sì, sì...proprio Nixon...quel Nixon là, sì) che la fortuna della Russia era stata l'invasione napoleonica, una sciagura, certo ma anche una fortuna perchè il contatto con l'Occidente di cui Napoleone fu l'incarnazione, Napoleone e i soldati francesi, naturalmente, bè questo contatto cruento, questo impatto con l'Occidente liberò le enormi energie che in Russia covavano in potenza ma senza saltare mai fuori davvero e invece nel momento in cui l'autocrazia traballa ecco che vengono fuori i Tolstoj, i Dostoevskij...Mi ricordo bene quando in casa di un mio amico, dietro Marassi, dove abitavamo allora -in Via Fereggiano- e ragazzi c'era una miseria...un'ignoranza...bè mi ricordo che in casa di questo amico vidi un libro e ...era "Delitto e Castigo" di Dostoevskij...io avevo tredici anni, leggevo molto ma solo i giornali, seguivo le vicende internazionali, la politica , i grossi scenari mondiali ma di letteratura non sapevo niente...e fu da lì che attaccai con Dostoevskij e non ho più smesso...è un tipo Dostoevskij, un tripallico...uno che ti presenta subito il problema di come la possibile grandezza dell'uomo sia minacciata dalla vita...sai Dostoevskij è uno scorpione, un segno zodiacale che te lo raccomando, uno scorpioncino e -in più- russo. Uno scorpione russo..."
sera del 31 gennaio 2007
Felicità delle costanti sere
incessante splendore dell'estate!
1947
I suoni che commentano la notte
di San Lorenzo dicono la fine
dell'estrema calura e il dichiararsi
della seconda estate dove il sole
muterà la sua vampa in luce piena
e il meridiano opprimere dei cieli
si farà vento mite: giunge il tempo
della quinta stagione quando liete
si fanno le giornate, e la dolcezza
discensiva dell'anno porta ai cuori
dei disperati la consolazione.
1970
Nebbie di mezzavalle a volte state
in attesa d'un vento che non viene
ed altre scomparite come l'aria
dissolte in una coltre vaporosa:
come ospiti fisse sistemate
in varia positura, sulla frangia
del mondo nella quale ci troviamo,
tra freddo ed acqua tra padania e mare.
1975
Prediche non ne faccio ma in segreto
Ti chiamo sempre e sempre mi rispondi
1986
Il nostro scopo da duemila anni
è d' umanare il verbo in questi luoghi:
c'è chi lo fa volendo e chi svolendo
chi trovando e perdendo la sua vita;
però vivendo tutti ci schieriamo
da una parte o dall' altra della croce.
1977
Tutto quello che dice il genovese
alla fine si avvera: è forse meglio
essere amari prima di scoprire
l'amarezza del mondo con stupore.
1981
Solo, con la mia morte ed il mio male
non mi interessa di vederci chiaro,
offrire al mio narciso intellettuale
appaganti certezze. Cerco solo
d' evitare i ceffoni di giornata
facendo del tramonto il mio confine;
non ho traguardi da toccare, vette
nevose da raggiungere da solo:
sottoposto ai decreti originari
la mia meta è il destino.
1976
Da ragazzino ero scintillante
ma dentro avevo timidezze estreme,
ora sono guardingo e ritardato
però sicuro e un poco disperato.
1986
Amo le donne che non dan nell'occhio
quelle dai grandi orgasmi sconosciuti:
le non guardate, trascurate e vinte
ma deste nel ricevere e nel dare;
maestre dell'amore senza allievi
allieve del dolore senza pena.
1959